SALDI: AL VIA, FOLLA PER LE STRADE MA ACQUISTI CON CAUTELARoma – Dati del ministero dell’Economia, proiezioni sull’andamento del gettito fiscale, ma anche una sintesi delle teorie economiche che hanno dimostrato come, a forza di aumentare le tasse, si finisca per ottenere un risultato opposto rispetto a quello desiderato: un peggioramento dei conti pubblici.

La fondazione Free di Renato Brunetta ha pubblicato tre dossier per dimostrare che la posizione del Pdl sull’Iva non è frutto di una strategia politica e non è nemmeno interpretabile come una tattica per logorare il governo. Per dirla con parole del premier Enrico Letta è un problema che attiene alle policy, cioè le politiche, non alla politics, la lotta per il potere.

Il fatto è che il precedente aumento dell’Iva ha già avuto effetti negativi sui consumi e sui conti (i dossier mettono in fila le previsioni sul gettito del precedente governo, riviste più volte al ribasso). Il prossimo, che porterà l’aliquota ordinaria dal 21% al 22%, rischia di averne di maggiori, facendo crescere l’economia sommersa e le differenze tra la condizione delle famiglie più povere e quelle più ricche.
L’aumento, si legge in uno dei dossier, «può e deve essere scongiurato, perché si tratta di uno di quei classici casi in cui l’aumento dell’aliquota del tributo ne riduce il gettito più del suo ammontare e crea numerosi danni collaterali».
Il ragionamento è semplice: «Se l’aumento si trasferirà sui prezzi i consumatori ridurranno gli acquisti, poiché i loro redditi non aumentano e il loro modesto risparmio non può più essere ridotto», resteranno solo le spese inevitabili come i mutui sulle case, i premi delle assicurazioni. «Se l’aumento invece ricadrà sulle imprese, come stimano molti – conclude uno dei dossier – una parte di esse sarà costretta a chiudere, perché i margini di guadagno sono oramai all’osso, mentre l’altra aumenterà le vendite in nero».
I dossier ricorda come nel primo trimestre dell’anno le entrate Iva siano state inferiori di 1,9 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Un calo dell’8,6% dovuto alla contrazione degli scambi interni (meno 5%), oltre che dalla riduzione delle importazioni.
La spiegazione teorica si rifà all’effetto Laffer. I consumi, si spiega, «sono una funzione negativa dell’aliquota: quando questa aumenta i consumi solitamente diminuiscono». Quindi «il gettito complessivo diminuisce invece di aumentare».
L’effetto Laffer (che prende il nome da Arthur Laffer, economista statunitense e consigliere ascoltato dell’amministrazione di Ronald Reagan) può però essere utilizzato «in sensi virtuoso». Il dossier si spinge a suggerire una riduzione delle aliquote che «potrebbe generare un aumento di base imponibile e quindi di gettito». Nel caso dell’Iva, un taglio alle aliquote porterebbe a un aumento dei consumi e quindi del gettito.
Difficile che il governo Letta decida di tagliare le aliquote ordinaria e quelle agevolate. Rimangono in piedi tutte le ipotesi. Da quella del rinvio ad ottobre alla cancellazione dell’0aumento con coperture ancora da trovare. «C’è un lavoro complesso da fare per scongiurare l’aumento dell’Iva, cosa che rischierebbe di impoverire i mercati e le tasche dei cittadini in un momento recessivo come questo. Dobbiamo trovare i fondi senza alterare gli equilibri di bilancio e gli impegni europei. Io credo che ce la potremo fare», ha detto il viceministro all’Economia Luigi Casero (Pdl). Più cauto il collega Pierpaolo Baretta (Pd): «La coperta è corta», c’è ancora «una sommatoria di questioni tutte giuste», «non sarà facile fare tutto, perché bisogna scegliere, fare un’agenda» di priorità.
Le pressioni per non attuare l’aumento messo in agenda dal precedente esecutivo sono ancora forti, nonostante i dubbi sulla copertura. «L’aumento dell’Iva sarebbe un colpo mortale per le imprese», ha ribadito Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Anche per i commercianti l’aumento dell’Iva «colpisce soprattutto le famiglie con il reddito più basso, quindi aumentando il disagio sociale» e la povertà.

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