marina berlusconiROMA – “Quel video era non era pubblicabile, era una chiara violazione della privacy. Era mia dovere informare il mio editore, Marina Berlusconi a cui mostrai il video”. Queste le parole di Alfonso Signorini, direttore di “Chi” e testimone nel processo sul ricatto a Piero Marrazzo.

Il video, girato da quattro carabinieri e ripreso con il cellulare ritraeva l’ex Governatore del Lazio Piero Marrazzo in compagnia del trans Natali. Il filmato fu proposto a numerose testate, tra cui “Chi” e “Panorama” del gruppo Mondadori. Lo stesso Silvio Berlusconi venne a conoscenza del video. Marrazzo in tribunale infatti dichiarò:

Appresi del video quando dopo alcuni giorni mi chiamò l’allora premier Silvio Berlusconi per dirmi che un direttore del gruppo Mondadori, credo si tratti di Alfonso Signorini, aveva visto un video che mi riguardava e che era inutilizzabile perché non si capiva bene. Berlusconi – prosegue Marrazzo – mi disse che ce lo aveva un’agenzia di Milano e mi diede un numero al quale telefonai successivamente. Mi rispose una donna, mi confermò di averlo. Le risposi che mi sarei attivato per mandare qualcuno di mia fiducia a vederlo. Poi, dopo forse un giorno, mi richiamò Berlusconi affermando che il video era stato sequestrato dai Ros e che tutto era andato bene. Mi volle tranquillizzare.”

Berlusconi così garantì per Piero Marrazzo, all’epoca presidente di centrosinistra della Regione Lazio. Garantì che il video non lo avrebbe visto nessuno.

Alfonso Signorini, oggi (10 giugno) in aula come testimone ha aggiunto che: “Quel video era non era pubblicabile, era una chiara violazione della privacy. Era mia dovere informare il mio editore, Marina Berlusconi a cui mostrai il video”. Il giornalista ha spiegato che parlare del video (girato dai carabinieri infedeli e nel quale si vede Marrazzo nell’abitazione del trans Natalie), con il suo editore e Maurizio Costa, amministratore delegato del gruppo Mondadori, “era una cosa obbligatoria per la delicatezza del caso e per il personaggio coinvolto. Marina – ha proseguito il direttore – mi disse che ne avrebbe parlato con il padre Silvio, allora premier”.

Signorini ha aggiunto che “dopo qualche giorno, Marina mi chiamò al fine di prendere contatto con l’agenzia Masi e per dirmi che suo padre aveva parlato con Marrazzo e che quest’ultimo avrebbe contattato la stessa agenzia. Anche per Silvio Sircana (l’allora portavoce del premier Prodi immortalato mentre parla con un trans in una strada di Roma), informai i vertici aziendali, anche se in quel caso non era in gioco la violazione della privacy ma quella della sfera sessuale. Di quel video tenni una copia nel mio pc che poi consegnai ai carabinieri del Ros”.

BlitzQuotidiano

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