truffa posteFOLIGNO Ammanchi nei libretti postali, il pubblico ministero Giuseppe  Petrazzini chiude le indagini preliminari ipotizzando per l’impiegata  infedele il reato di peculato e coinvolgendo a vario titolo nell’inchiesta  altre tre persone.  L’indagine, avviata nel dicembre del 2011, ha portato a galla una colossale  truffa messa a segno dalla 53enne – residente nella periferia di Foligno –  in dieci anni di permanenza negli uffici postali di Verchiano, Casenove e  Pale.
L’ammanco complessivo ammonta, secondo quanto ricostruito dalle  indagini, a circa 700mila euro mentre sono undici gli anziani raggirati da  quella che era diventata per tutti “una paesana di cui potersi fidare”.

L’incredibile storia era venuta fuori quasi per caso. Una mattina di  dicembre, nell’ufficio postale di Verchiano, si era presentato un vecchio  cliente per ritirare mille euro per poter pagare la legna. L’impiegato, uno  che si trovava lì solo per sostituire la titolare dell’ufficio, aveva  risposto che il prelievo era impossibile perchè il conto corrente era vuoto.  Era bastato rivolgersi ai carabinieri per far venire fuori, piano piano,  tutta la vicenda che sarebbe cominciata addirittura dieci anni prima.
Nel  corso della perquisizione in casa dell’inquisita, scattata proprio il giorno  di Natale, i carabinieri avevano trovato i libretti originali dei  risparmiatori, quasi tutti pensionati che – non essendo presente uno  sportello bancario nella zona – avevano scelto le poste per affidare i  risparmi di una vita.

Le denunce riguardano anche buoni fruttiferi mai  acquistati: soldi tolti dai conti correnti dei clienti che in cambio  avrebbero avuto solo fotocopie fasulle.  La direzione di Poste Italiane ha impiegato mesi per verificare tutti i  movimenti dei tantissimi conti e libretti distribuiti nel territorio e da  non molto ha provveduto al rimborso dei correntisti truffati
In campo erano  anche scese le associazioni dei consumatori pronte a dare vita a una class-action per tutelare i diritti di chi si era ritrovato il libretto  svuotato senza saperlo.

L’impiegata infedele – assistita dall’avvocato David Zaganelli – si è  dimostrata da subito disponibile a una collaborazione con gli inquirenti ma  la sua ricostruzione dei fatti sembra cozzare con quella della procura. A cominciare dall’entità dell’ammanco (a suo dire decisamente inferiore) e dal  fatto che la donna ha sempre sostenuto di aver fatto tutto da sola mentre  per il pm Petrazzini altri tre soggetti – un parente, un amico e una  collega, ma in questo caso soltanto per una operazione – sono coinvolti.

Un’accusa pesante, quella di peculato, dovuta – secondo indiscrezioni – al  fatto che a compiere la truffa sia stato un pubblico ufficiale. Una persona  di cui era lecito fidarsi e che invece, sempre secondo quanto ricostruito  dalla procura, avrebbe utilizzato il denaro altrui per comprarsi abiti  firmati, gioielli e per fare viaggi.

Corriere dell’ Umbria

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