attacco-gas-siria1-300x198Barack Obama dopo giorni di suspense ha infine tirato fuori la “pistola fumante” che a suo dire inchioda il governo della Siria sull’atroce responsabilità dell’uso dei gas contro la sua popolazione civile. Si tratta di un documento di quattro paginette che riportano foto di satelliti che mostrano da dove sono partiti i missili con le bombe caricate con il micidiale gas sarin o affini come il tabun, e la trascrizione di intercettazioni telefoniche di ufficiali siriani man mano impegnati a dare l’ordine del lancio, quello di indossare le maschere antigas e a dirsi preoccupati che gli ispettori dell’Onuscoprano le loro orribili responsabilità.

E a proposito di ispettori dell’Onu c’è da osservare come prima cosa che Obama ha deciso di non tener conto dei risultati delle loro verifiche in Siria, visto che non saranno pronti prima di 10-14 giorni. Spiace dirlo, ma questo snobbare gli ispettori dell’Onu da parte di Obama ricorda il comportamento diGeorge Bush figlio quando ignorò completamente quanto affermavano gli ispettori del Palazzo di Vetro in Iraq riguardo le “armi di distruzioni di massa”, bombe atomiche e chimiche comprese: loro insistevano a dire che non esistevano, ma Bush come è noto fece di testa sua.

Insomma, la “pistola fumante” mostrata da Obama pare proprio abbia le impronte digitali di Saddam. Ma è proprio così? Le quattro paginette di documenti sono credibili? Buttiamo a mare Eschilo e la sua prudenza quando affermava che

“La prima vittima in guerra è la verità”?

Affermazione peraltro dimostrata come vera infinite volte dalla Storia. Andiamo per ordine e senza preconcetti, senza cioè tifoserie da stadio pro o contro.

Le prove degli Usa non devono essere a prova di bomba – espressione quanto mai adatta alla situazione – se il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha rilasciato una dichiarazione assai scettica. Il fatto che inviti gli americani a “mostrare le prove” farebbe pensare che la sua dichiarazione è precedente, anche se di poco, rispetto quella di Obama sulle prove che “inchiodano Assad“.

È però più probabile che Putin quelle parole le abbia dette non perché ancora non informato delle ultime acquisizioni, ma perché non le ritiene affatto prove degne di essere prese in considerazione. Forse perché poco tempo fa la Russia ha fatto avere all’Onu, alla Cina, Francia, Usa e Regno Unito un dossier di 80 pagine sull’uso di gas Sarin da parte dei dai ribelli a Khan al-Assal.

Un dossier che ha permesso al portavoce del ministero degli Esteri russo, Aleksandr Lukashevich, di dichiarare

“stiamo ottenendo nuove prove che questo atto criminale era di natura provocatoria”.

Non dimentichiamo che già il 6 maggio a parlare di prove sull’uso di gas Sarin da parte dei ribelli era stato il magistrato svizzero Carla Del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per i delitti contro l’umanità compiuti nell’ex-Jugoslavia. Certo Del Ponte non è sospettabile di simpatie pro Assad.

E teniamo presente che a combattere contro Assad sul campo in Siria è anche Al Qaeda, i cui uomini insieme con i mercenari pagati e armati dall’Arabia Saudita e da altri regimi arabi retrogradi sono pronti a tutto esattamente come lo erano, e lo sono tuttora, in Afganistan. Non dimentichiamo che Al Qaeda è ritenuta responsabile dagli stessi Stati Uniti dell’attentato suicida che ha distrutto le Twin Towers l’11 settembre 2001. E che riguardo la presenza massiccia in Siria di Al Qaeda, l’analista politico Nasser al-Omari intervistato dalla Press TV ha dichiarato che

“quello che abbiamo in Siria in questo momento è che sono fondamentalmente elementi di al-Qaeda in realtà a dettare legge in molti, molti posti”.

Prima di analizzare meglio la credibilità delle prove esibite dagli Usa dobbiamo però dire che una bugia o una affermazione spiacevolmente incompleta l’ha detta il presidente francese François Hollande, interventista come spesso gli uomini del suo partito, dal Vietnam all’Algeria e alla Libia. Hollande ha infatti dichiarato che a usare il gas non possono essere stati i ribelli perché

“è appurato che l’opposizione non detiene nessun’arma di questo tipo”.

Evidentemente Hollande ignora quanto “è appurato” in Turchia. Secondo un rapporto dell’agenzia statale turca Zaman, diramato il 30 maggio scorso, agenti della Direzione generale di sicurezza turca (Emniyet Genel Müdürlügü) il 29 maggio

“hanno sequestrato 2 chili di gas Sarin nella città di Adana, alle prime ore di ieri mattina. Le armi chimiche erano in possesso ai terroristi di al-Nusra che si ritiene fossero diretti in Siria”.

E certo i terroristi del gruppo siriano Al Nusra Front, appassionati amanti della “guerra santa”, che intendono anche esportare, i due chili di Sarin non se l’erano procurato per usarli come fermacarte.

Veniamo ora alle prove in mano ad Obama secondo quanto riportato dalla stampa. Le foto e le riprese satellitari per essere credibili dovrebbero mostrare i singoli lanci come se fossero stati visti da pochi metri di distanza, permettendo di capire bene di che tipo di missili si tratta e che divise indossano chi li lancia. Da oltre 10 anni è provato che i satelliti e gli aerei spia Usa sono in grado di leggere perfino le targhe dei camion.

Quando nell’ottobre 1962 ci fu la crisi di Cuba i satelliti artificiali, esistenti dal gennaio 1958, e gli aerei spia statunitensi d’altissima quota U2 avevano fotografato perfino i cespugli delle basi dove i sovietici intendevano alloggiare i missili nucleari in arrivo via nave dall’allora esistente Unione Sovietica. Il presidente John Kennedy sventolando quelle foto poté denunciare al mondo senza tema di smentite quanto stavano combinando i cubani di Fidel Castro e i sovietici di Nikita Krushev. Da allora i progressi sono stati semplicemente giganteschi, impensabili, già da molti anni dallo spazio si può vedere e intercettare di tutto, anche se la zona da spiare è coperta da nuvole.

Ma quello che convince meno sono le intercettazioni telefoniche. Non c’è bisogno di avere lavorato in certi uffici militari per sapere che gli ordini più compromettenti NON si danno per telefono, strumento che per certe comunicazioni è anzi vietato usare. E non c’è bisogno di essere esperti per sapere che i reparti che lanciano bombe caricate a gas NON hanno nessun bisogno di sentirsi dare l’ordine – per telefono! – di indossare le maschere a gas. Per il semplice motivo che per poter mettere mani a quel tipo di arsenale devono munirsi PRIMA di maschere antigas e non solo, devono indossare infatti anche le speciali tute antigas.

Anzi, se i gas nei sobborghi di Damasco sono stati sparati dagli uomini di Assad, è strano che non siano state distribuite almeno le maschera antigas a buona parte della popolazione di Damasco. Che poi un ufficiale siriano si metta anche a dire al telefono che teme che gli ispettori dell’Onu possano scoprire che sono stati i militari di Assad è molto sorprendente. A Padova direbbero “Troppa grazia, S. Antonio!”.

Come dicono Berlusconi & C,

“al telefono se ne dicono di tutti i colori”.

Ma in ogni caso, chi garantisce che quella telefonata sia autentica? Non è la prima volta che per scatenare una guerra o un’aggressione militare si ricorre a qualche “esagerazione”. Non c’è bisogno di ricordare le grandi menzogne di Bush figlio riguardo le “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein in Iraq”, frottola avvalorata anche dall’inglese Tony Blair, tant’è che in Inghilterra se la ricordano ancora talmente bene da avere provocato il recentissimo no del Parlamento all’interventismo di David Cameron.

I primi a dire di avere inchiodato Assad e i suoi intercettando e registrando le loro conversazioni fatali sono stati i servizi segreti israeliani. Il colpaccio lo avebbe fatto la loro “mitica unità 8200“, specializzata nelle intercettazioni più difficili se non impossibili. Peccato solo che i “colpacci” a suo tempo passati agli Usa sulle “armi di distruzione di massa di Saddam Hussein” si siano rivelati fuffa.

Non deve essere un caso che come lo scetticismo del parlamento inglese ha stoppato i bollenti spiriti di Cameron, così in Israele sollevi dubbi il quotidiano Haaretz. E lo faccia citando un esperto americano e uno inglese. Quello americano è Dan Kaszeta, ex ufficiale del Chemical Corp dell’esercito Usa, uno che se ne intende quindi, e appunto perché se ne intende è anche consulente della Casa Bianca per la Sicurezza. Quello inglese è Steve Johnson, un ricercatore della Cranfield University leader nello studio degli effetti dell’esposizione a sostanze tossiche che ha lavorato con il Ministero della Difesa della Gran Bretagna nel campo della guerra chimica.

Vediamo cosa hanno detto i due esperti ad Haaretz:

Dan Kaszeta: “Nessuna delle persone che trattano le vittime o li fotografa indossa un qualche tipo di protezione verso i prodotti chimici denunciati. E nonostante questo, nessuno di loro sembra essere stato danneggiato” . Ciò porterebbe ad escludere l’uso della maggior parte dei tipi di armi chimiche di tipo militare, compresa la stragrande maggioranza dei gas nervini, perché tali sostanze non evaporano immediatamente, soprattutto se sono state utilizzate in quantità sufficiente per uccidere centinaia di persone (355, secondo alcune dichiarazioni di Médecins sans frontières accreditate dalla stampa ocidentale), ma lasciano un livello di contaminazione anche sui vestiti e sui corpi di chi, come i soccorritori, viene in contatto con loro nelle ore successive un attacco non adeguatamente protetto”.

Kaszeta aggiunge che ”non c’è nessuno degli altri segni che ci si aspetta di vedere in seguito di un attacco chimico, come ad esempio i livelli intermedi di vittime, gravi disturbi della vista, vomito e perdita di controllo dell’intestino”.

Steve Johnson: “Dai dati che abbiamo visto finora , un gran numero di vittime in un ampia zona significherebbe un uso dei gas dalla dispersione molto invasiva. Con un tale livello di agente chimico ci si aspetterebbe di vedere un sacco di casi di contaminazione sulle vittime in arrivo e tra i soccorritori e coloro che li curano senza essere adeguatamente protetti . Noi qui non stiamo vedendo nulla di simile”.

Haaretz aggiunge che non ci sono risposte neppure alle domande se gli ordigni chimici siano state usati altre volte, perfino quando gli ispettori dell’Onu erano già in Siria per indagare.

E chi ha sparato sul convoglio degli ispettori dell’Onu? A dire che può essere stato chiunque, modo elegante per dire che sono stati i ribelli mercenari, è in primis il New York Times. E se esperti come Kaszeta e Johnson dubitano, il sito e giornale online Voce della Russia sostiene che le notizie del massacro chimico sono state diffuse già PRIMA che avvenisse.

Per quanto riguarda gli ispettori dell’Onu, le Nazioni Unite hanno accettano fin dal 1 giugno l’invito del governo siriano di inviare personale per indagare sull’uso di armi chimiche a Khan al-Assal e il 24 luglio AkeSellstrom, capo della commissione di inchiesta Onu, e Angela Kane, alto rappresentante Onu per il disarmo, si recano in Siria per organizzare le indagini. Molto strano quindi che il regime siriano compia un simile orrore proprio mentre ci sono gli ispettori Onu, come ha fatto notare tra gli altri il corrispondente della inglese BBC Frank Gardner.

Molto strano anche che abbia usato i gas in una zona abitata da civili sapendo bene che l’ondata di colpiti sarebbe stata inevitabilmente ricoverata anche, se non soprattutto, nei tre ospedali con personale di Médecins Sans Frontières, dai forti collegamenti internazionali. Strano cioè che il regime si sia dato la zappa sui piedi da solo. E ciò anche a non voler tenere presente quanto ha dichiarato lo stesso presidente Assad a un giornale russo, e cioè che è semplicemente assurdo che i gas siano stati usati in una zona abitata dove la linea del fronte lealisti/ribelli semplicemente non esiste. Vale a dire, dove non puoi lanciare i micidiali ordigni chimici contro una massa più o meno compatta di nemici. Con il rischio cioè che il gas diventi un boomerang investendo anche chi lo ha lanciato. In effetti quando è stato usato da Saddam Hussein contro gli iraniani e i ribelli curdi la linea del fronte era netta e chi sparava quegli ordigni non correva rischi.

Sono 16 anni che delle armi chimiche, invenzione tedesca e inglese sviluppata poi alla grande negli Usa e in Urss, è vietato non solo l’uso ma anche la produzione e lo stoccaggio. Tant’è che gli Usa, già con Bush, hanno garantito di avere distrutto l’intero loro arsenale di questo tipo. Chi è che mette in circolazione dunque oggi le bombe al Sarin? Gli Stati che hanno aderito alla Convenzione di Ginevra sulle armi chimiche sono 188 e sono elencati nel sito delle Nazioni Unite. Duole dirlo, ma dalla lista manca proprio la Siria. Il che può essere un indizio di colpevolezza. A scanso di equivoci, aggiungiamo che nella lista figurano invece i “cattivi” come la Cina e Israele. Il problema è che non ci sono controllo incrociati internazionali, motivo per cui chiunque è difficile capire e dimostrare chi eventualmente faccia il furbo.

Insomma, i gas proibiti pare proprio siano stati usati. Ma dire con certezza chi è stato, e poterlo dire con una certezza tale da legittimare un’altra guerra o altri bombardamenti “chirurgici”, cioè in realtà ottusamente devastanti, bisogna onestamente dire che non è affatto scontato. Fermo restando il fatto che è difficile spiegare perché mai gli Usa o l’Europa debbano colpire gli Stati che nel mondo compiono orrori contro la propria popolazione civile, visto anche che tali Stati abbondano e se sono nostri amici chiudiamo uno o entrambi gli occhi. Sconcerta che la cifra delle vittime totali e quelle delle vittime bambini per il bombardamento con il gas siano rispettivamente più o meno eguali – circa 1.500 i primi, circa 500 i secondi – a quelle dell’invasione di Gaza da parte degli israeliani con l’operazione Piombo Fuso, del dicembre 2008-gennaio 2009. In questo caso però nessuno s’è stracciato le vesti né ha minacciato guerre. Forse che i civili morti ammazzati col gas pesano più dei morti ammazzati con armi più o meno classiche?

Il ministro della difesa israeliano Moshe Ya’alon, spalleggiato con entusiasmo da tutti i tifosi dello “scontro di civiltà”, sostiene con foga che il regime siriano ha usato bombe chimiche più volte, ma il primo a sollevare dubbi è, come abbiamo visto, il giornale di casa sua Haaretz. Che nell’articolo citato pone una domanda inevitabile:

“Ma se questo non è stato un attacco con armi chimiche, cosa ha causato allora la morte di così tanta gente priva di qualunque segno esterno di trauma”?

Priva cioè di ferite di qualunque tipo, provocate da armi da fuoco o da taglio o da fratture comunque ottenute.

Una risposta alla domanda posta da Haaretz può forse venire da una foto alquanto sconcertante diffusa sul web. Sui piccoli cadaveri dei bambini che sarebbero stati uccisi dai gas il 21 agosto sono ben visibili grossi pezzi di ghiaccio, utilizzati ovviamente per conservarli. Molti sospettano che quei poveri bambini siriani potrebbero essere morti altrove, per le cause più diverse, e che i loro corpi potrebbero essere stati trasportati in seguito in una zona scelta a bella posta per la macabra messinscena a uso e consumo degli ispettori Onu in arrivo.

Fantascienza? Forse. Ma non è detto. Lo dimostra “il massacro di Timisoara”, che tutti i mass media dell’epoca, dicembre 1989, addebitarono senza dubbio alcuno al presidente della Romania comunistaNicolae Ceausescu ben deciso a stroncare in tutti i modi la rivolta rumena provocando a Timisoara migliaia di morti. Nella “città martire” vennero mostrati a giornalisti e operatori televisivi accorsi come mosche decine di corpi sventrati, ricuciti alla meglio, bruciati, “torturati dal servizio segreto rumeno”, la famigerata Securitate. L’indignazione del mondo intero fu enorme. Si scoprirà in seguito che la strage in realtà non c’era mai stata: quei morti gettati in faccia al mondo erano gente comune deceduta negli ospedali e gli squarci dei loro cadaveri erano dovuti alle autopsie.

Il regime finì pochi giorni dopo con la fucilazione di Ceausescu, il cui posto è stato preso dai suoi ex amici autori della messinscena.

Come si vede, Eschilo aveva ragione. Purtroppo.

BlitzQuotidiano

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