ORVIETO – Sono da stamani agli arresti domiciliari cinque giovani, tra i 19 e i 24 anni, residenti tra Orvieto (uno di loro, un 24enne, è moldavo) e Montefiascone (Viterbo), indagati dai carabinieri (insieme a un nigeriano di 37 anni, domiciliato a Perugia, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora) per spaccio di droga a giovani e minori nell’Orvietano (nel corso dell’indagine, denominata ‘Albornoz’, cominciata nel settembre scorso, sono stati una cinquantina i giovani ‘clienti’ ascoltati dai carabinieri).

Ad eseguire le misure cautelari al termine dell’indagine (gli indagati sono in tutto sette, più quattro minorenni, «un gruppetto ben organizzato di spacciatori», per i carabinieri) dalle prime ore di oggi, ad Orvieto, Viterbo e Perugia, sono stati 40 militari della Compagnia di Orvieto, coadiuvati da quelli delle compagnie di Montefiascone e Perugia, con il supporto di unità antidroga del Nucleo cinofili di Roma.

Sono state anche perquisite le abitazioni di 6 indagati, ritenuti – riferiscono i carabinieri di Orvieto – a vario titolo responsabili del reato di cessioni illecite continuate ed aggravate non solo di hashisc e marjuana ma anche di eroina e cocaina. Durante l’indagine i militari avevano già denunciato cinque persone, sequestrando 200 grammi di hascisc e marjuana, 20 grammi di eroina, 10 grammi di cocaina, numerose bilance elettroniche di precisione e materiale per il taglio e il confezionamento delle dosi.

L’indagine, che ha documentato ed accertato oltre 600 episodi di spaccio (tra i ‘clienti ‘che acquistavano eroina e cocaina, anche dei 13enni), aveva preso il via da una approfondita analisi sulle principali zone di spaccio del comprensorio. I carabinieri ritengono di aver portato alla luce quello che loro stessi definiscono «un diffuso e preoccupante consumo di stupefacenti» soprattutto tra giovani e giovanissimi. È emerso inoltre che molti dei ragazzi coinvolti poco alla volta erano passati da semplici assuntori di droghe, anche in gruppo, a spacciatori o in procacciatori di clienti, creando una fitta rete di acquirenti tra i loro coetanei: i profitti venivano reinvestiti nell’acquisto di droga da poter consumare e spacciare, permettendo così di movimentare anche cospicui quantitativi di droga. È stato inoltre accertato che lo spaccio avveniva all’uscita dalle scuole e in vari locali di Orvieto. Uno dei luoghi cardine dell’attività di smercio erano proprio i giardini comunali della Fortezza Albornoz, situati nelle immediate vicinanze delle scuole superiori. I militari hanno appurato che i giovani spacciatori per la loro attività usavano anche un linguaggio convenzionale e criptico composto da frasi quali «me serve un aiuto», «mi serve un favore», «ce potemo beccà al volo?».

La Nazione

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