gdf 2PERUGIA Un’associazione dilettantistica di calcio dell’Alto Tevere, tramite del suo amministratore di fatto, si finanziava trattenendo per sé la parte delle imposte da pagare alle casse dello Stato nonché parte dei proventi degli sponsor tramite assegni bancari e/o bonifici ai quali poi veniva restituita una somma in contanti precedentemente concordata. 
Quantificato un volume d’affari di circa 2 milioni di euro, quasi pari a quello di una piccola/media società professionistica della nostra attuale serie “A”. Questo sistema di frode, smascherato dai militari della finanza di Perugia, prevedeva la sistematica evasione delle imposte disattendendo e aggirando le relative norme legislative.
All’interno di tale ricostruzione si intravede il doppio danno per l’erario: uno relativo al mancato versamento delle imposte da parte dell’associazione calcistica controllata e l’altro connesso con l’indebita deduzione, da parte dei soggetti destinatari delle fatture emesse dall’associazione dei costi fittizi e della relativa Iva.
In conclusione l’attività ha portato alla segnalazione all’autorità giudiziaria di Perugia di 73 soggetti, tra dirigenti dell’associazione sportiva e rappresentanti legali delle imprese destinatarie delle fatture. A carico degli indagati sono stati ipotizzati i reati di dichiarazione fraudolente mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, di dichiarazione infedele, emissione di fatture per operazioni inesistenti e occultamento della  documentazione contabile oltre alla violazione della normativa in materia di riciclaggio. Sotto il profilo amministrativo sono stati accertati circa 400mila euro di imposta sul valore aggiunto evasa ed altrettanti di imposta regionale sulle attività produttive non versata.

Corriere dell’ Umbria

 

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