ROMA – Le famigerate buche di Roma finiscono in un’inchiesta su mazzette per appalti milionari: 7 i funzionari pubblici arrestati e 18 quelli complessivamente indagati (tra dipendenti in servizio e pensionati, ma con le mani ancora in pasta) con l’accusa di aver chiuso un occhio nei controlli sui lavori di manutenzione di strade e infrastrutture della Capitale. «Gli imprenditori pagavano i funzionari per risparmiare sulle spese dell’appalto», sintetizza il gip di Roma Massimo Di Lauro. 

«Si risparmiava sullo spessore dell’asfalto, sulla fresatura (cioè quello che levi) e sulle bonifiche, vale a dire la parte inferiore del sottofondo. Quest’ultima voce, per capirci, può funzionare così: se devi scavare 20 cm, ti fanno fare 10». Così spiega il meccanismo ai magistrati Alessio Ferrari, braccio destro dell’imprenditore Luigi Martella, gran foraggiatore del «pervasivo sistema corruttivo». E le stesse “agevolazioni” venivano concesse per la rimozione di sampietrini, fatta meccanicamente invece che a mano, oppure per la pulizia delle caditoie stradali: «se vi erano due fognoli da pulire, loro (i funzionari) ne mettevano dieci».

 

I due imprenditori sono stati arrestati lo scorso 14 ottobre, insieme ad un funzionario del dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana (Simu) di Roma Capitale, Ercole Lalli, nella tranche dell’inchiesta che guardava all’aggiudicazione illecita degli appalti. Poi gli investigatori hanno trovato in alcune pen drive la «contabilità occulta» delle imprese del `Gruppo Martella´ – una quarantina di fogli excel dove venivano puntualmente riportate, sotto la dicitura «lavori extra», le mazzette pagate – ed entrambi hanno confessato. Martella, in particolare, ha indicato nel dettaglio, appalto per appalto, tutti coloro che avrebbero percepito tangenti: somme variabili nel tempo da poche migliaia di euro ad oltre centomila, pari ad una percentuale variabile dal 3 al 5 per cento del valore dell’appalto. E Ferrari ha invece ricostruito il meccanismo del «sistema». Secondo gli accertamenti del Noe, solo negli ultimi due anni sarebbero state pagate mazzette per complessivi 650 mila euro, in relazione a 33 appalti del valore di 16 milioni.

 

Nel carcere di Regina Coeli sono finiti Francesco Pantaleo e Stefano De Angelis, del dipartimento `Simu´; Roberto Brondi, Piero Seguiti, Doriano Carbonari e Paolo Fornaciari, impiegati rispettivamente presso i Municipi V, IX, X e XII di Roma e Franco Ridenti, tecnico della Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata. Nei confronti di altri tre indagati – Fabio Stefano Pellegrini del Simu, Luca Gaveglia del Municipio IV e Giampietro Cirilli, già funzionario del Municipio VIII, ora pensionato – il gip non ha accolto la richiesta di arresto. Indagati a piede libero anche altri 8 funzionari ed ex funzionari.

 

Gli arresti sono stati disposti unicamente per il rischio di reiterazione del reato. Secondo il giudice, infatti, è «prevedibile» che se i funzionari venissero lasciati in libertà troverebbero «altri imprenditori compiacenti, anche in considerazione dell’appetibilità degli onerosi lavori straordinari per il Giubileo appena iniziato». Né meritano i domiciliari, trattandosi di «individui che non hanno esitato a barattare la loro funzione pubblica con alcune migliaia di euro, incuranti delle difficoltà della Capitale che hanno contribuito ad aggravare omettendo per la vil moneta il monitoraggio di appalti essenziali per il decoro di una città che fa purtroppo fatica ad assicurare ai suoi abitanti una qualità di vita consona al suo rango di metropoli europea».

 

In attesa dei prossimi interrogatori di garanzia, l’inchiesta va avanti. Secondo la procura, infatti, «tutto lascia pensare che il sistema coinvolga gran parte delle imprese che operano nel settore» della manutenzione urbana. Lo stesso Ferrari, del resto, ha parlato di una «richiesta generalizzata da parte dei funzionari», dicendosi convinto che «chiedessero anche agli altri come costantemente chiedevano a noi». Un’inchiesta dunque che punta ad allargarsi, ma che guarda anche in alto, all’esistenza di un «livello superiore» a quello dei funzionari. In una intercettazione, ad esempio, si cita «la parte politica» con cui interagiva l’imprenditore Martella: un riferimento che rimane oscuro, come quello ad un misterioso «Number One» al quale uno dei funzionari coinvolti si sarebbe rivolto lamentandosi di una inadempienza degli imprenditori chiamati a pagare.

La Stampa

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