yachtDanno nell’occhio. Troppo. E comunque, l’antipatia oramai dura da anni, meno ci stanno da quelle parti, e meglio è. La Sardegna e gli yacht. La Sardegna e i turisti. La Sardegna e i controlli.

Insistenti, insopportabili, asfissianti. E così ci risiamo. «Non più tardi di ieri e di avant’ieri – denuncia con amarezza Flavio Briatore – è stata la Capitaneria di porto di Golfo Aranci ad entrare in azione con le sue motovedette. Sono arrivati a sirene spiegate mentre una ventina di imbarcazioni erano ormeggiate al largo di Mortorio. Chi era in mare ha dovuto risalire in fretta e furia sui gommoni e raggiungere poi le proprie barche per rispondere alle domande dei marinai della Guardia costiera e mostrare documenti e permessi. Dopodiché tutti sono dovuti sloggiare perché quello, secondo la legge, è un parco naturale, e non si può nemmeno transitare, altro che ormeggiare o fare il bagno».

Lo sfogo di Briatore che, nonostante tutto e tutti, l’isola non vorrebbe proprio abbandonarla, si estende ai provvedimenti che più hanno procurato contraccolpi in questi anni all’economia locale: «L’impennata delle tasse di stazionamento e i controlli a raffica della Guardia di finanza, che ancora si rinnovano sistematicamente, hanno spinto gran parte delle imbarcazioni e dei diportisti, in Corsica, in Croazia e in Grecia, che sono Paesi decisamente più accoglienti nei confronti di chi vuole solo starsene in pace e godersi le vacanze. Ma in questo modo il turismo si uccide. Perché mai la gente dovrebbe continuare a venire in Sardegna se i controlli e le tasse la rendono ostile?».
Perplessa anche Maria Giaconi, il vicesindaco di Arzachena, la città sotto la cui giurisdizione ricade la Costa Smeralda. «Non conosco nel dettaglio i fatti cui fa riferimento Briatore – sottolinea – ma mi corre l’obbligo di precisare che l’isola di Mortorio è inserita nel Parco naturale nazionale ed è effettivamente considerata zona rossa, quindi una zona in cui è assolutamente vietata qualsiasi attività: dalla balneazione all’ancoraggio. Se quindi la Capitaneria è intervenuta non ha fatto altro che il proprio dovere. Se poi ci si mette a discutere sull’opportunità o no di applicare normative così rigide a molte zone della Sardegna – continua l’amministratrice – allora il discorso cambia e si può anche pensare di modificare o addirittura di abolire certe regole per consentire un maggiore appeal dell’isola e una maggiore fruibilità dal punto di vista turistico di una regione che, con le spiagge e il mare che ha, non può permettersi il lusso di mettere in fuga i turisti, che siano yachtmen o meno. In questo caso ritengo che certe normative debbano essere affrontate e ridisegnate a livello nazionale per consentire maggiore e reale spazio per tutti. La gente – aggiunge ancora Maria Giaconi – sta scappando dalla Sardegna o ci viene incontrando molte più difficoltà, perché la Sardegna non riesce più ad essere fruibile come lo sono altri territori. Capisco che a volte i controlli siano percepiti come qualcosa di pesante per chi sta in vacanza quindi forse basterebbe che ci fosse un coordinamento maggiore fra le forze dell’ordine preposte per evitare che lo stesso controllo venga fatto più volte, magari a distanza di pochi giorni o, addirittura, nello stesso giorno. Allora sì che diventa insostenibile».
In conclusione? È ancora Flavio Briatore a dire la sua e a denunciare anche e perfino la mancanza assoluta di servizi igienici in tutte le spiagge della Costa. «Non voglio entrare nei particolari – sbotta Briatore – ma riuscite ad immaginare che cosa significa? È stato il sindaco, il nuovo sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda, in carica da un anno circa, e nel quale in molti avevano riposto fiducia per il rilancio della zona, che ha vietato la costruzioni di docce e toilette sulle spiagge. Non è stata una grande idea, non vi pare?».

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