pagliaNARNI – L’ex vescovo della diocesi Terni, Narni e Amelia Vincenzo Paglia si tira fuori dalla vicenda del castello di San Girolamo. La sua è una dichiarazione fatta sia a titolo personale che come diocesi. Nell’affare insomma non c’entrerebbe né lui, né la Curia vescovile. Paglia, ora presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ed esponente di spicco della Comunità Sant’Egidio, ha raccontato la sua versione dei fatti al mensile “L’Espresso” che ha pubblicato oggi 26 settembre tutta la lunga intevista nella quale rivela alcuni particolari interessanti riguardanti la vendita del castello.

Le verità dell’ex vescovo –  “Era fine 2009. L’allora sindaco di Narni – spiega Paglia –  mi chiese se la diocesi fosse interessata all’acquisto del castello, che in realtà è un convento con una chiesa ancora officiata. Inizialmente dicemmo che eravamo interessati. Ma, visto i problemi economici che avevamo, declinammo subito l’invito. Come diocesi uscimmo  dall’operazione, e da allora la diocesi è stata totalmente estranea». Paglia, in pratica, come riporta L’Espresso, “sostiene che l’istituto e i suoi vecchi dipendenti abbiano continuato da soli a fare i loro affari”.

Due storie distinte – L’ex vescovo, che risulta essere iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Terni nell’ambito dell’inchiesta che punta a far luce sulla presunta voragine nei conti della diocesi umbra, contattato da “L’Espresso”, ha escluso di aver mai ricevuto un avviso di garanzia. Il monsignore tiene a sottolineare che a Terni ci sono due vicende distinte, che non vanno confuse.

L’indebitamento – “Da un lato – spiega –  quella dell’indebitamento della mia diocesi, dall’altra la storia del castello di cui si sono occupati i giornali e la procura. Io sono cosciente, ora come allora, che nei miei anni di vescovado a Terni l’indebitamento bancario della diocesi è arrivato a otto milioni di euro, a cui vanno aggiunti 3,5 milioni provenienti dalla vecchia gestione e 4 in pancia alle parrocchie, che la diocesi si è accollata.

Ma sono soldi spesi per lavori nei complessi parrocchiali, per il restauro di 53 chiese e la costruzioni di oratori e strutture per i poveri, senza dimenticare le uscite necessarie alla vita della curia”.

Cronache24

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