ricci-468x330TERNI Contestando a Claudio Ricci l’adesione al progetto dell’azionariato diffuso per AST Tsk, il PD ternano si è messo nella ridicola posizione di chi (per distogliere l’attenzione da se stesso) contesta all’asino le corna che l’asino proprio non ha.

Accusare Ricci di “strumentalizzare” la vicenda delle Acciaierie significa provare a farci dimenticare l’abuso che la politica ha fatto delle sorti della fabbrica: proprio quella politica del PD che, dentro la fabbrica, ha sempre fatto solo gli affari propri. E della fabbrica, invece, ha svenduto le sorti su tutti i tavoli, dall’Europa in giù.

Tacciare l’adesione di Ricci al progetto dell’azionariato diffuso di essere un’operazione che risponde agli “interessi di pochi”, laddove l’unico orizzonte possibile delle Acciaierie sarebbe solo quello delle “logiche internazionali” – come sostiene il PD della conca nella sua nota delirante – significa tentare di farci dimenticare (inutilmente) che proprio queste “logiche internazionali” (gestite dall’Italia quasi fosse l’ultima degli straccioni sulla scacchiera globale) sono all’origine dell’assurdo declino in cui si sta lasciando scivolare l’azienda ternana. Qui – se non fosse chiaro – non si parla del tornaconto di qualcuno, ma solo degli interessi e delle politiche industriali di un intero Paese… Del resto, qual è la “buona politica” che i Democratici rivendicano? Quella di chi, come loro, si è letteralmente calato le mutande in tutte le sedi, dall’Ue fino alle sedi romane del governo-Renzi in occasione della drammatica vertenza di pochi mesi fa? Dove stava, la buona politica del PD ternano e umbro, il giorno dello sciopero generale quando, dei papaveri e papere che governano Terni e l’Umbria, sul palco di piazza della Repubblica non se n’è vista neanche l’ombra? Che cosa ha fatto, la “buona politica” del PD ternano e umbro, per decenni, per garantire allo stabilimento di viale Brin infrastrutture e approvvigionamento energetico adeguati…?

Se qui c’è qualcuno che “dimostra scarsa conoscenza e rispetto della comunità ternana” non è davvero Claudio Ricci – anzi – ma sono proprio gli autori della nota firmata-PD: che, parlando di “assenza di ipotesi alternative” rispetto all’attuale assetto proprietario delle Acciaierie, confermano di non essere in grado neanche di immaginare per la siderurgia made in Italy e made in Terni un orizzonte diverso da quello dell’autocastrazione, pienamente in atto.

I frutti attuali del ‘magnifico’ accordo del 3 dicembre scorso, ingoiato dalle maestranze dopo mesi di sciopero per non morire di fame, sono una fabbrica che ha perso centinaia di posti di lavoro e adesso è sotto-organico; lavora in condizioni di sicurezza precarie; produce volumi ben al di sotto della soglia minima di sopravvivenza indicata proprio in quell’accordo; rinuncia volutamente a politiche commerciali degne e inizia a vendere pezzi. Per non parlare del default dell’indotto.

Bene: noi di tutto questo invece vorremmo assolutamente parlare. E proprio con i ‘migliori’ esponenti del PD nostrano, per chiedere conto del rispetto dei patti di dicembre e di che cosa le istituzioni abbiano fatto per mantenere gli impegni assunti per parte propria in quell’accordo. Per questo, da mesi abbiamo chiesto un consiglio comunale ad hoc con la Presidente della Regione Catiuscia Marini. Ma non si trova la strada…: e allora adesso sia il PD ternano a spiegarci il perché. Se ne ha la faccia.

Marco C. Cecconi
AN-FdI Terni

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