colosseoRoma – Colosseo: pollice verso per chi vuole bloccare i lavori. Questa la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso del Codacons contro la sponsorizzazione del restauro dell’Anfiteatro Flavio da parte della Tod’s di Diego Della Valle, che ha stanziato per i lavori 25 milioni di euro.

Sono già passati oltre due anni da quella che avrebbe dovuto essere la data di inizio dei lavori poi slittata per problemi burocratici, polemiche, ricorsi e contenziosi. La decisione di accettare il finanziamento del patron della Tod’s in cambio dello sfruttamento del marchio Colosseo da parte di Della Valle, criticata fin dall’inizio soprattutto da sinistra, è stata strenuamente difesa dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che definisce la decisione del Consiglio di Stato «un regalo per la città» e incassa pure la soddisfazione dell’attuale ospite del Campidoglio, Ignazio Marino, che esulta per la «buona notizia». Apparentemente dimentico del fatto che molti rappresentanti della sinistra al momento della decisione di Alemanno lo criticarono ferocemente. Ma il Codacons, l’associazione dei consumatori presieduta dall’avvocato Carlo Rienzi, non si arrende e promette di ricorrere anche in Cassazione.

Rienzi sostiene che «i lavori comunque non possono iniziare» perchè il Consiglio di Stato non si è pronunciato su un altro ricorso (quello presentato dall’impresa Lucci che ha perso l’appalto a favore della società Gherardi) ed ha rimandato la questione all’Adunanza Plenaria del Consiglio. Poi anche perchè il Codacons ha deciso di presentare appello in Cassazione. Se il Comune dovesse comunque decidere di partire subito «dovrà assumersi le sue responsabilità», avverte Rienzi. Senza contare che sempre grazie ad un esposto di Rienzi la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per verificare la correttezza delle modalità del contratto di sponsorizzazione.

É indiscutibile però che il ricorso del Codacons sia già stato bocciato due volte. Un anno fa dal Tar del Lazio e ora dal Consiglio di Stato. Per i giudici di Palazzo Spada il Codacons non è legittimato a ricorrere «sia dal punto di vista di associazione di consumatori e utenti sia come associazione a tutela dell’ambiente» e le motivazioni del ricorso appaiono infondate. Il restauro del Colosseo entra nell’ambito della tutela dei beni culturali e non dell’ambiente dunque il Codacons non ha competenza per il ricorso. Per quanto riguarda la sponsorizzazione i giudici ritengono che le considerazioni del Codacons non evidenzino «specifici fattori di incongruità o illogicità del contratto di sponsorizzazione».

Ma che cosa potrà fare Della Valle con il Colosseo? In sostanza potrà sfruttare l’immagine dell’Anfiteatro Flavio associandola ai suoi prodotti. Ad esempio sul retro dei biglietti di ingresso sarà stampato il marchio Tod’s. Tra le concessioni più criticate la possibilità di accesso privilegiato al monumento per lo stesso Della Valle e «gruppi di persone». Molti temono che rappresenti la possibilità per l’imprenditore di organizzare eventi privati dentro il momumento più famoso del mondo. Insomma c’è chi pensa che 25 milioni siano pochi di fronte alla possibilità di sfruttare l’immagine del Colosseo per 15 anni in modo esclusivo. Mala scelta di Alemannoera stata difesa anche dall’allora sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, senatore Pdl. «La sentenza del Consiglio di Stato dimostra che sul restauro del Colosseo avevamo ragione noi e torto chi da sinistra strillava contro la sponsorizzazione », dice Giro che invita il Codacons a rassegnarsi perchè «il restauro può finalmente iniziare».

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