17_case_prostituzioneASSISI. La polizia di Assisi ha stroncato e disarticolato un sodalizio “familiare” cinese particolarmente attivo nello sfruttamento della prostituzione: un enorme giro d’affari e di denaro “guadagnato” attraverso lo sfruttamento di giovani connazionali ingannate prima ancora di partire alla volta dell’Italia e, una volta qui giunte, private anche della propria libertà personale per prostituirsi, a disposizione della clientela assisana, bastiola e perugina.

Gli agenti del commissariato di Assisi, diretti dal commissario capo Francesca D. Di Luca e coordinati dall’Isp. V. Stoppini, coadiuvati dagli uomini del reparto prevenzione crimine “Umbria e Marche”, hanno concluso una complessa e articolata attività investigativa sulla prostituzione, dando esecuzione all’ordinanza del Gip presso il Tribunale di Perugia, dottoressa Giangamboni, emessa su richiesta del sostituto procuratore M. Casucci, con la quale è stata disposta la misura cautelare dei due coniugi-aguzzini: L. X. trentenne, e sua moglie L. Y., venticinquenne, uniti nella vita e negli “affari”, gestivano ben 17 case “hard” tra Assisi, Bastia e Perugia, assoggettando le loro dipendenti, costrette a prostituirsi senza alcuna alternativa possibile.

L’ordinanza è stata emessa a conclusione di una lunga, complessa ed articolata attività di polizia giudiziaria che ha portato alla denuncia di ben 15 soggetti, tutti di nazionalità cinese, indagati per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nello Stato.

L’attività d’indagine ha permesso agli investigatori di scoprire un vero e proprio sodalizio criminale attraverso il quale i due coniugi reclutavano giovani donne di nazionalità cinese, entrate in Italia in violazione delle norme in materia di immigrazione e soggiorno. Una vera e propria attività di tipo imprenditoriale organizzata dai due coniugi in ogni singola fase.

RECLUTAMENTO I due gestivano personalmente l’attività di sfruttamento della prostituzione sin dalla fase del reclutamento delle persone da destinare al meretricio, si procuravano nel contempo la disponibilità di alloggi sommariamente ammobiliati, concessi soltanto formalmente in locazione a loro connazionali che fungevano da semplici prestanome. Gli appartamenti rimanevano nella loro disponibilità tanto da provvedere personalmente al pagamento dei canoni d’affitto nelle mani dei proprietari.

SFRUTTAMENTO Le ragazze, che il più delle volte non conoscevano l’italiano, venivano collocate nei vari appartamenti per rimanervi per tutto il periodo necessario in cui dovevano prostituirsi a vantaggio degli indagati.

Come confessato da alcune prostitute, queste giungevano in Italia attraverso un’agenzia di viaggio cinese alla quale versavano la somma di circa 20 mila euro; tale cifra avrebbe coperto il pagamento del viaggio aereo, l’intermediario che avrebbe fornito loro le indicazioni da seguire una volta arrivate in Italia per ottenere un lavoro da massaggiatrice e una scheda telefonica che il referente dell’agenzia in Italia avrebbe loro consegnato una volta giunte all’aeroporto di Roma o Milano.

Una volta atterrate, però, questo referente ritirava loro il passaporto facendo credere che non fosse più necessario alla loro permanenza. A quel punto, senza documenti e dunque di fatto limitate, con l’inganno, nella loro possibilità di movimento, le ragazze venivano successivamente dirottate prima su Prato e poi a Perugia.

Qui, alla stazione ferroviaria, venivano prelevate direttamente dai due coniugi per essere poi portate negli appartamenti per avviarle all’esercizio di un’attività che avrebbero scoperto ben presto non essere quella di semplice massaggiatrice.

Una volta collocate negli appartamenti, le ragazze venivano messe di fatto nelle condizioni di non uscire mai dalla loro prigione in quanto prive dei documenti e delle chiavi d’ingresso delle abitazioni.

Venivano approvvigionate di tutto il necessario per vivere e per prostituirsi: dai profilattici ai gel lubrificanti, dalle salviette umidificate alle creme lenitive intime, tutto in grandissima quantità, dal vestiario succinto alla biancheria intima sexy fino al prontuario contenente le frasi tradotte in italiano da dire ai clienti e un tariffario delle varie prestazioni, oltre a varie schede telefoniche e uno o più cellulari in dotazione.

Questo lo scenario che gli agenti del commissariato di Assisi hanno scoperto all’interno di tutte le abitazioni perquisite.

Ogni due giorni, come accertato a seguito degli appostamenti e dei pedinamenti effettuati dal personale di polizia e come confermato dalle dichiarazioni delle tante ragazze sentite dagli agenti, i due coniugi si recavano presso gli appartamenti per prelevare gli incassi: su 50 euro lasciavano alle ragazze soltanto 15 euro che sarebbero dovute servire alle stesse per riscattare il proprio passaporto prelevato al loro ingresso in Italia.

Le giovani ragazze venivano immesse sul mercato attraverso l’inserzione di annunci su siti web specializzati in “incontri” o riviste generiche di inserzionisti corredate da immagini di donne in abiti succinti ed indicazione di numeri di utenza cellulare da contattare.

RUOLO DELLA MOGLIE Le utenze “dedicate” risultavano anch’esse intestate a cittadini cinesi compiacenti anche se di fatto utilizzate dalla L. Y. nella sua veste di “centralinista”. Era lei infatti a ricevere le telefonate dei clienti e a smistarli nei vari appartamenti, contrattando personalmente data, orario e prezzo delle prestazioni.

La rete organizzativa messa in piedi dai due coniugi si è estesa su Perugia e su altre località vicine con modalità ben collaudate dai due negli anni.

Già 3 anni fa gli uomini della squadra mobile di Alessandria avevano denunciato i due per lo stesso reato commesso attraverso l’organizzazione del medesimo disegno criminoso.
IL RUOLO DEL MARITO L’attività investigativa, iniziata a gennaio scorso e proseguita senza sosta, ha reso necessario monitorare ogni movimento ed ogni azione della coppia di sfruttatori, e con specifico riferimento al ruolo ricoperto dall’uomo, le indagini hanno permesso di accertare che L. X., sprovvisto di qualsiasi altra fonte di reddito se non quella illecita derivante dall’attività criminosa, gestisce anche un ristorante di cucina tipica tradizionale cinese e giapponese.
Contestualmente agli arresti è stato  eseguito un accertamento amministrativo:  controllati e identificati una decina di cittadini di nazionalità cinese.

I successivi approfondimenti investigativi consentiranno di accertare in qual misura tale attività commerciale sia connessa con attività delittuose .

I CLIENTI Se il volume d’affari gestito dalla coppia di cinesi sembra essere vertiginoso, e se l’estensione geografica della loro attività “imprenditoriale” copriva un’area geografica molto estesa, con una disponibilità immobiliare e di risorse umane da fare invidia ad un’azienda di grandi dimensioni, altro aspetto sconcertante è l’“utenza”.

Una “domanda” sulla quale gli investigatori di Assisi hanno puntato fin dall’avvio dell’indagine, e che è stata sì decisiva e risolutiva per arrivare ai due sfruttatori cinesi ed al loro losco giro di prostituzione, ma che, allo stesso tempo, ha scoperto un vero e proprio “vaso di pandora”: una cinquantina, infatti, sono le persone, tutte residenti tra Assisi, Bastia e Perugia, quasi sempre incensurate e, in alcuni casi, per professione e condizione sociale, ritenute “assolutamente insospettabili”, che, fermate e sentite all’uscita delle case “squillo” sulle prestazioni di cui avevano appena “fruito”, hanno permesso di ricostruire con ogni dovizia di particolari cosa succedesse al loro interno, confermando le costruzioni investigative della polizia.

Inutile, per loro, nonostante un comprensibile imbarazzo, qualsiasi tentativo di rifiutarsi di collaborare: meglio raccontare alla polizia tutta la verità, confidando nella doverosa riservatezza del segreto istruttorio, che finire nel calderone degli indagati per favoreggiamento della prostituzione.

I RISULTATI DELL’ATTIVITA’ INVESTIGATIVA Un “mondo” fatto di spregiudicati sfruttatori, fiancheggiatori, giovani ragazze ingannate e private della libertà personale da loro stessi connazionali, e tutta una insospettabile clientela locale, il tutto per un giro di migliaia e migliaia di Euro.

A conclusione dell’operazione, i risultati operativi conseguiti sono così sintetizzati: 15 le persone indagate per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nello Stato;  17 gli appartamenti individuati quali luoghi di esercizio dell’attività di prostituzione gestita e/o controllata da L. Y. e L. X.; 7 gli appartamenti sequestrati di cui 4 a Perugia, 1 a Corciano, 1 a Bastia Umbra e 1 ad Assisi, Fraz. S.M. Angeli.  50 circa le persone identificate e sentite dalla polizia come persone informate sui fatti;  8 le espulsioni di cittadini stranieri irregolari effettuate.

Una particolarità di questa delicata e complessa attività investigativa appena portata a conclusione, sta nella sua straordinaria “economicità”: gli uomini della polizia di Assisi, d’intesa con il PM che procede, sono riusciti a disarticolare un importante giro di prostituzione, ad assicurare alla giustizia tutti i personaggi interessati, a mettere al sicuro le loro povere vittime, nonché ad allontanare dal territorio nazionale le persone in posizione irregolare, praticamente “a costo zero”.

Nessuna intercettazione telefonica o ambientale è stata richiesta o disposta, né sono state piazzate telecamere o installati microfoni, ma l’indagine è stata interamente condotta con i cosiddetti “metodi tradizionali”: ore ed ore di appostamenti, pedinamenti e servizi di osservazione hanno consentito di monitorare tutti i movimenti dei responsabili del sodalizio criminoso, dei loro complici nonché dei vari clienti, puntualmente individuati ed identificati dopodiché escussi, senza avvalersi di alcun supporto tecnico, ma di strumenti ben più preziosi a disposizione degli investigatori di Assisi: pazienza, tenacia e soprattutto desiderio di andare fino in fondo per restituire la libertà a povere ragazze indifese e disperate, assicurando alla giustizia, nel contempo, dei criminali che hanno offeso il decoro e la dignità dei residenti nelle zone interessate dalle case chiuse.
LE MISURE RESTRITTIVE All’esito del blitz scattato all’alba di ieri, i due coniugi cinesi, svegliati all’alba dai poliziotti di Assisi e dagli uomini del reparto prevenzione crimine, sono stati costretti a salutarsi: una volta espletate le formalità del provvedimento che ne ha disposto l’arresto, mentre l’uomo è stato accompagnato a Capanne, la donna, che ha dato alla luce una bambina da solo qualche mese, ha ottenuto la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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