Sotto processo anche i genitori di Amanda
Amanda non è sola, neanche sotto processo. Se la Knox attende in carcere la sentenza d’appello dopo essere stata condannata a 26 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher, anche i suoi genitori, Curt Knox ed Edda Mellas, saranno processati da un giudice perugino.
Per avere diffamato a mezzo stampa alcuni agenti della squadra mobile di Perugia che svolsero le indagini sull’omicidio della studentessa inglese. Il giudice per l’udienza preliminare li ha infatti rinviati a giudizio. Fissando per il 4 luglio (guerra d’indipendenza americana) la prima udienza davanti al giudice monocratico Paolo Micheli. Lo stesso che aveva rinviato a giudizio la studentessa di Seattle e il suo ex fidanzato Raffale Sollecito (al quale sono stati inflitti 25 anni di reclusione), nonchè condannato con il rito abbreviato Rudy Guede (a 30 anni di carcere poi ridotti a 16 e definitivamente confermati in Cassazione). Curt Knox ed Edda Mellas sono stati accusati di diffamazione per un’intervista apparsa nel 2009 sul sito internet del «The Sunday Times». Secondo l’accusa «attribuirono» ai poliziotti (cinque quelli costituiti parte civile) «azioni e condotte difformi dai doveri d’ufficio». «In particolare - è scritto nel capo d’imputazione - riferivano, contrariamente al vero, che Amanda non era stata assistita da un interprete, che non le erano stati somministrati nè cibo nè acqua, che era stata ‘abusatà (abused) sia fisicamente che verbalmente». Infine «che era stata colpita dietro la testa con una manata» e «minacciata (se chiedi un avvocato le cose si metteranno peggio per te...)». Addebiti ai quali i genitori della Knox - oggi non presenti in aula - si sono proclamati estranei. Secondo i loro difensori, gli avvocati Luciano Ghirga, Carlo Dalla Vedova e Maria del Grosso, non avevano alcuna intenzione di ledere il prestigio e il decoro degli agenti della squadra mobile. Per questo i legali ne avevano chiesto il proscioglimento. «In un’intervista durata oltre tre ore e mezza - ha detto l’avvocato Ghirga - hanno raccontato solo quello che era stato loro riferito. Senza fare alcun nome degli agenti e senza avere la minima intenzione di ledere la loro reputazione».
da il Messaggero del 16/2/11









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