Omicidio Marra Bindella in aula «La verità è la mia»

PERUGIA - Ha ribadito la sua innocenza Umberto Bindella, imputato per omicidio volontario e occultamento di cadavere.
Per la procura (l’accusa è sostenuta dai pubblici ministeri Giuseppe Petrazzini e Angela Avila) avrebbe ucciso la studentessa pugliese Sonia Marra, scomparsa da Perugia, dove studiava, nel novembre 2006. Ieri è iniziato, e subito rinviato al 20 ottobre prossimo, il processo davanti alla corte d’assise. E al termine dell’udienza, Bindella ha lanciato un appello: «Chiedo a tutti di seguire il processo perché voglio che la verità emerga». Una verità, la sua, ben diversa da quella degli inquirenti. In aula, due file dietro rispetto all’imputato, che era seduto vicino ai suoi legali difensori Daniela Paccoi e Silvia Egidi, c’erano i genitori di Sonia, il fratello e la sorella, che da anni attendono che venga accertata la verità. La famiglia si è costituita parte civile con l’avvocato Alessandro Vesi. Non c’è stato nessun contatto tra i Marra, Bindella e i genitori di quest’ultimo, che erano invece seduti dall’altra parte dell’aula degli Affreschi.
Nella prossima udienza, secondo quanto programmato, dovrebbero essere ascoltati i genitori e i fratelli della vittima, chiamati in veste di testimoni dell’accusa. La corte d’assise è attualmente presieduta dal giudice Giancarlo Massei, che però potrebbe essere sostituito da un altro magistrato in quanto sarebbe destinato a ricoprire un ruolo di spicco in corte d’appello.
L’udienza davanti al gup si era svolta nel febbraio scorso, quando il giudice Massimo Ricciarelli aveva rinviato a giudizio l’imputato. Sotto processo anche un amico finanziere, accusato di occultamento di cadavere. Umberto Bindella era stato arrestato per un periodo, poi era tornato in libertà.
Si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda della scomparsa di Sonia Marra, il cui cadavere non è mai stato trovato. I due si erano conosciuti a Perugia, in quanto entrambi frequentavano la facoltà di Teologia di Montemorcino. Tra i due c’era stata un’amicizia, ammessa anche dall’imputato, che però ha negato ogni legame sentimentale e di essere il padre del bambino che forse la vittima aspettava. Stando a lui, i due avrebbero avuto un solo rapporto intimo oltre un mese prima della scomparsa della ragazza. Ma ciò contrasterebbe con le rivelazioni delle amiche della vittima e del suo ex ragazzo.
Dal Messaggero del 8/8/2011









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