Cassazione Il ribaltone dell’ecomostro Tutti assolti: non c’è stata violazione.

SPOLETO - Tutti assolti. Con tanto di sentenza che dispone anche il totale dissequestro dei Palazzi della Posterna.
E’ una sentenza che riconosce le istanze delle difesa, quella pronunciata ieri dai giudici della Corte d’appello di Perugia sui due Palazzi di via Interna delle Mura, a lungo al centro di una controversa vicenda giudiziaria. E se la procura generale ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione, ieri la festa è stata tutta per gli imputati assolti, ma anche per chi in quei palazzi aveva acquistato un appartamento e un ufficio, senza mai avere la possibilità di prenderne effettivamente possesso. In primo grado, infatti, il tribunale di Spoleto aveva disposto anche l’abbattimento parziale dei palazzi: due terzi che dovevano essere demoliti ma che, almeno per ora, restano al loro posto. A ricorrere in appello, dopo la sentenza di primo grado che li aveva condannati a quattro mesi, pena sospesa, e al pagamento di un’ammenda da 25mila, erano stati un imprenditore e dei tecnici, pubblici e privati. Nel dettaglio, a chiedere che la sentenza di primo grado venisse ribaltata c’erano Rodolfo Valentini (amministratore unico di due ditte: la prima titolare del permesso di costruire e committente dei lavori, la seconda società appaltatrice), Francesco Demegni (amministratore unico della società che chiese il permesso di costruire perché all’epoca proprietaria dell’area in cui poi sono stati realizzati i due palazzi), gli architetti Giuliano Macchia e Alberto Zanmatti (direttori dei lavori), l’architetto Giuliano Maria Mastroforti (dirigente comunale all’urbanistica) e Paolo Gentili (responsabile del tema attività produttive del Comune). I giudici della Corte d’Appello (presidente Massimo Zanetti, a latere Giovanni Borsini e Maria Rita Belardi) hanno assolto i sei imputati con formula ampia, «perchè il fatto non sussiste». E se occorrerà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni, appare evidente che la mossa vincente della difesa è stata l’aver ottenuto l’ammissione della consulenza tecnica d’ufficio, che di fatto ha fornito una lettura totalmente diversa da quello che era stato il baluardo dell’impianto accusatorio. L’assoluzione, di fatto, esclude che gli imputati abbiamo violato la normativa edilizia in relazione alla costruzione dei due palazzi, realizzati a ridosso delle mura urbiche. Revocato, come detto, anche il provvedimento di demolizione dei due terzi di fabbricato. La procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado e ieri il procuratore generale d’udienza Roberta Barberini (in aula insieme al pm che ha seguito l’inchiesta, Federica Albano), ha annunciato, d’accordo con il pg Giancarlo Costagliola, ricorso in Cassazione «in quanto ad avviso dell’ufficio - ha spiegato la dottoressa Barberini - nel caso di specie sono stati violati in modo macroscopico i limiti di edificabilità previsti dalla legge per il centro storico di Spoleto». Il pg si è quindi detto «preoccupato per le ricadute che la pronuncia potrà avere ove in modo analogo venga in futuro compromessa l’integrità del territorio umbro». Soddisfatti gli avvocati che hanno lavorato al caso: Massimo Marcucci, Manlio Morcella, Lorenzo Tizi, Paolo Feliziani, Alessandro Accardi, Michelangelo Zuccari e Nerio Zuccaccia.
Dal Messaggero del 14/7/2011









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