Terreni per costruire l’Ikea è sfida sull’archiviazione

PERUGIA La partita sulla compravendita dei terreni di San Martino in Campo dove nascerà l’Ikea, potrebbe riaprirsi.
E non è una partita normale visto che, a fronte della archiviazione del gip Alberto Avenoso, Italia Nostra annuncia il ricorso in Cassazione: «Quell’inchiesta deve andare avanti». Urbano Barelli, presidente degli ambientalisti, non si ferma di fronte alla magistratura che prima annuncia e poi decide. Lui ha firmato, tre anni fa (era il 28 gennaio 2009) l’esposto che ha innescato il fascicolo aperto dal, pm Claudio Cicchella e che ha visto prima indagati e poi prosciolti l’ex presidente delle Opere Pie, Marco Brucolini e l’imprenditore Claudio Umbrico, titolare della Sea la società che costruirà il polo del mobile.Adesso c’è la mossa di Italia Nostra, che Barelli, spiega così: «L’archiviazione è stata disposta senza che a Italia Nostra sia stato notificato l’avviso della richiesta del pubblico ministero, con la conseguente illegittimità del provvedimento del giudice per le indagini preliminari contro il quale verrà presentato ricorso in Cassazione per l’accertamento della nullità del provvedimento».
Una mossa che congela la partita e che riapre una querelle pesante. Che ha visto Italia Nostra in prima fila ad opporsi all’arrivo a Perugia del gigante svedese del mobile. L’Ikea è completamente estranea all’indagine. Ma c’è di più. Perché gli ambientalisti (stavolta è il Comitato per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini a muoversi) va al Tar contro l’impianto di biogas che le Opere Pie intendono realizzare proprio nella zona di San Martino in Campo dove nascerà anche la maxi stalla dell’azienda pubblica che balla sull’orlo di tante difficoltà.
Non basta la retromarcia delle Opere Pie che ha bloccato il bando di gara per la realizzazione dell’impianto da 999 kw e alimentato con matrici vegetali e reflui zootecnici. Un blocco annunciato nel sito Internet delle Opere Pie Riunite di Perugia. La scadenza del bando era prevista per lunedì, ma il 15 il presidente Antonio Frascarelli ha bloccato tutto. Ma questo non significa, anche se non sono arrivate offerte per il bando, che le Opere Pie si fermino. L’atto di autotutela sarebbe legato a ritocchi necessari al bando.
Stefania Minestrini spiega e attacca: «Si tratta di un’opera incompatibile dal punto di vista ambientale e territoriale e che presenta aspetti di illegittimità in relazione agli strumenti urbanistici in vigore e alla normativa ambientale. Tra l’altro il Comune di Perugia, che ha di recente autorizzato l’impianto, ha ignorato le istanze della comunità locale che, contro l’opera, ha raccolto firme e inviata una diffida, ignorando i più elementari principi di partecipazione delle comunità locali alla governance del territorio».
Un affondo frontale alle scelte urbanistiche del Comune che Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Città di Tutti, Tramontana e Comitati, ieri hanno illustrato alla sala fiume di palazzo Donini. Barelli attacca per tutti: «Il territorio è stato usato come un bancomat politico, la bulimia edilizia è stata alimentata dal Comune. E le scelte urbanistiche hanno sradicato una città e sono alla base anche di Perugia capitale della droga. No si può governare una città con il cemento da una parte e le forze dell’ordine dall’altra. Questa città deve avere una speranza che non sia solo il consumo del territorio». Ecco perché, in fin dei conti, da una parte viene chiamata la Cassazione e dall’altra il Tar.
A fianco di Barelli anche Lauro Ciurnelli, Grazia Maccherani e Ulderico Pettorossi.
Il Messaggero del 22/02/ 2012









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