Hospice, aperto e chiuso in due ore
Sembra ieri. E’ invece passato un anno dall’inaugurazione del centro residenziale per le cure palliative, meglio conosciuto come Hospice.
L’unica struttura in tutta la provincia in grado di accogliere adeguatamente malati oncologici e non, nella fase finale della loro esistenza. Se solo fosse aperto. Costata alle tasche dei contribuenti oltre tre milioni di euro, la struttura detiene, insieme alla sale operatorie di Amatrice (giunta Storace) e quelle di Magliano (giunta Marrazzo), il record per l’utilizzo più breve, poiché è stata aperta e chiusa nel giro di un paio di ore.
Situato all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico San Francesco, l’Hospice è una struttura residenziale dotata di 10 posti letto. Il modello di funzionamento individuato dall’allora manager Bellini, nel pieno rispetto delle disposizioni regionali, prevedeva una gestione integrata tra i 10 posti residenziali e i 40 in assistenza domiciliare, gestiti dal personale secondo una logica di interscambio e di continuità assistenziale. Bellini aveva avanzato alla Regione la richiesta di approvazione della dotazione organica e di autorizzazione all’assunzione del relativo personale, visto che anche allora al personale non si derogava.
E contestualmente, nell’ambito del bilancio di previsione per l’anno 2010, in un’ottica di adeguata programmazione, aveva richiesto specifico finanziamento regionale per la struttura, quale nuova linea di attività.
Tutto ciò, naturalmente, nella consapevolezza di passar la patata bollente al governo regionale successivo, visto che l’inaugurazione dell’Hospice è coincisa con le elezioni per il rinnovo della consiglio della Pisana. Da allora è trascorso circa un anno (l’inaugurazione risale al 21 marzo) ma di apertura, per la struttura reatina, non se ne parla. E pensare che per renderla completa e confortevole, l’ex amministrazione Asl, chiese alla Regione un’integrazione di 1 milione di euro alla cifra iniziale (2.189.933,84 euro) tanto che l’Hospice è stato presentato alla cittadinanza con tanto di mobilio e verde esterno. Insomma, pronto per essere utilizzato. In questi mesi, molte sono state le prese di posizione sulla mancata apertura, da destra a sinistra nessuno escluso, ma i malati, cosiddetti terminali, continuano a morire senza la possibilità di cure ed assistenza appropriati. Alle famiglie, l’ingrato compito di accudirli al proprio domicilio.
Le associazioni di volontariato cercano di fare quello che possono, encomiabile il lavoro svolto dall’attuale servizio di Hospice all’interno del De Lellis, seppur con i limiti imposti dai quattro posti letto disponibili. Ma la situazione è allo stremo e rischia di esplodere da un momento all’altro.
E’ impensabile abbandonare al proprio destino migliaia di utenti malati. E’ impensabile avere una struttura ad essi dedicata chiusa ad ammuffire. E’ impensabile continuare a rinviare ciò che non è procrastinabile. Il diritto alla salute così come sancito dalla Costituzione.
da il Messaggero del 9/2/11









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