A Terni per curarsi un tumore
Avanti e indietro Rieti-Terni con il treno, per curarsi un tumore al cervello, con cicli di radioterapia che presso il De Lellis le erano stati prenotati a distanza di tre mesi. Ennesima storia di malasanità per una reatina affetta da neoplasia, costretta a rivolgersi al Santa Maria di Terni, perché presso il reparto di radioterapia reatino i tempi di attesa sono troppo lunghi. Un
disservizio, quello a cui è costretta la 60enne da alcune settimane, che si somma al disagio di doversi spostare senza l’aiuto di nessun familiare. Il marito è morto tre anni fa e i due figli vivono in Toscana. La donna, prima di rivolgersi a Terni, aveva provato a prenotare le sedute di radioterapia presso il de Lellis, ma i tempi di attesa superavano abbondantemente il limite consentito dalla patologia, così da costringerla a ripiegare verso la struttura umbra, dove i tempi risultano decisamente più snelli.
Il caso riporta all’attenzione la situazione di difficoltà in cui versa il reparto reatino di radioterapia, da mesi costretto a operare sotto organico. La direzione generale dell’Asl, già lo scorso settembre, aveva palesato la necessità di acquisire nuovo personale per tamponare l’emorragia di utenza verso Terni, L’Aquila e Roma. A distanza di quattro mesi la situazione è immutata. Eppure, il potenziamento della radioterapia, come pure dell’oncologia, dovrebbe essere considerata una priorità e passare attraverso l’attivazione, per entrambi i servizi, del secondo turno lavorativo e, nello specifico per radioterapia, tramite la disponibilità del secondo acceleratore. Solo con l’approvazione, da parte della Regione Lazio, delle deroghe necessarie in pianta organica e del progetto relativo all’acquisizione del secondo acceleratore lineare (costo circa 3 milioni di euro), si potrà fornire finalmente una reale risposta alle necessità esistenti. Necessità che sono riassumibili in circa 25mila casi di tumore all’anno nella regione, di cui oltre ottocento registrati a Rieti.
Per evitare ciò esistono precise indicazioni legislative, specifici decreti, vedi quello sulla rete oncologica del luglio 2010, che ribadiscono la necessità di garantire l’equità dell’accesso ai servizi e ai trattamenti, superando la disomogeneità e i disagi logistici dei pazienti. Mentre viene indicato, come necessità assoluta, un maggior numero di terapie possibili per evitare il sovraccarico dei trattamenti di routine e l’aumento della mobilità passiva verso i centri radioterapici limitrofi. Al de Lellis, tutto ciò non si verifica (l’utilizzo della metodica presso la radioterapia negli ultimi 7 anni è stata largamente inferiore alla media nazionale (30% contro 60%) costringendo decine di malati a curarsi altrove. Malati che proprio per il disservizio subito, rischiano una perdita della efficacia delle cure che, in alcuni casi, può sfociare nella perdita della vita.
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Perugia
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