L’ex premier Matteo Renzi lo voleva far nominare al Consiglio di Stato. Oggi, però, l’ex giudice del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione siciliana Giuseppe Mineo è stato arrestato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. I fatti risalgono al 2016, proprio nel periodo in cui Mineo, per il tramite dell’avvocato Piero Amara , dialogava con politici vicini all’allora Governo, per ottenere una entratura con Renzi ed essere nominato a Palazzo Spada. L’inchiesta è della Procura della Repubblica di Messina, che si sta coordinando con le procure di Roma e Milano.

La nomina «imbarazzante» al Consiglio di Stato
Il nome di Mineo salta fuori a maggio 2016. È nella lista dei dieci nomi indicati dal Governo come giudici del Consiglio di Stato. Da subito, però, la sua posizione crea parecchi imbarazzi in quanto risulta essere stato sanzionato per aver depositato in ritardo le sentenze. I suoi rapporti con il Partito democratico sono dovuti alle relazioni che Mineo sarebbe riuscito a creare attraverso personaggi che gravitavano attorno al Governo Renzi. Un particolare di cui parla Amara, accusato di essere il principale corruttore di giudici amministrativi, come emerge dalle indagini delle procure di Messina e Roma.

La tangente da 115mila euro sul conto a Malta
Stando ai magistrati, Mineo avrebbe chiesto una tangente da 115mila euro da destinare all’ex governatore della Sicilia ed ex deputato Raffaele Drago, deceduto. In particolare, scrivono i pm, la corruzione sarebbe avvenuta per «determinare nella qualità di giudice relatore, il collegio del Cga ad assumere contra legem una decisione favorevole alle imprese “Open Land srl” e “Am Group srl” nell’ambito di contenziosi amministrativi con il Comune di Siracusa». Inoltre, avrebbe rivelato informazioni riservate sui procedimenti facendosi così erogare su un conto a Malta, intestato ad Alessandro Ferraro, i 115mila euro.

Il Sole 24 Ore

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