pertiniROMA – Essere costrette ad abortire nel bagno di un ospedale perché nessun medico è disposto a praticare l’operazione: tutti obiettori. Succede nell’Italia in cui si continua a mettere in discussione la legge 194. E non in un paesino della provincia più remota, ma a Roma, al Sandro Pertini. La denuncia viene da Valentina e Fabrizio, i due giovani romani protagonisti della vicenda presentata dall’Associazione Coscioni durante una conferenza stampa.

La coppia romana ha scoperto nel 2010 che la bimba che attendeva era affetta da una grave malattia genetica, di cui la madre era portatrice, per cui non c’è una prognosi di sopravvivenza, e ha deciso quindi di interrompere la gravidanza al quinto mese.

”Riesco, dopo vari tentativi, ad avere da una ginecologa dell‘ospedale Sandro Pertini un foglio di ricovero, perché soltanto lei non era obiettore, ha raccontato la donna. Entro in ospedale e inizio la terapia per indurre il parto. Dopo 15 ore di dolori lancinanti, vomito e svenimenti partorisco dentro il bagno dell’ospedale con il solo aiuto di mio marito. Nessuno ci ha assistito nemmeno dopo aver chiesto aiuto più volte. Anzi a un certo punto sono entrati gli obiettori con il Vangelo in mano a dirci che commettevamo un crimine. Non li abbiamo denunciati soltanto perché eravamo sconvolti da quello che avevamo vissuto”.

Il problema degli obiettori è stato sollevato pochi giorni fa anche dal Consiglio d’Europa, che ha condannato l’Italia.

”E’ inutile che il ministero neghi il problema, che invece esiste, ha affermato Filomena Gallo, segretario dell’associazione, che ha assistito la coppia. La legge 194 prevede che le strutture debbano garantire il servizio di interruzione di gravidanza, e non lo fanno. Le responsabili sono le Regioni, che abbiamo più volte sollecitato e che però non si attivano”.

In questo caso, ha spiegato Gallo, la procedura, che è un aborto a tutti gli effetti, era stata iniziata dal medico non obiettore, ma poi al cambio del turno erano arrivati medici obiettori.

”Ma la legge prevede che il medico possa rifiutarsi di iniziare la procedura, ma non di portarla a termine”.

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