È dedicata a Edward Hopper (1882-1967), icona dell’arte americana del XX secolo, la mostra che si apre a metà marzo a Palazzo Fava, subito dopo la chiusura di quella in corso su Guido Reni e i Carracci, che termina il 13 marzo.

La mostra su Hopper, realizzata da Arthemisia in collaborazione con Genus Bononiae, comprenderà lavori (oli, acquerelli, carboncini e gessetti) che coprono pressoché l’intero arco della produzione dell’artista newyorkese, dai primi del 900 agli anni Sessanta.

Fra le opere già certe (per altre le trattative sono in corso) ci sono capolavori dalla collezione del Whitney Museum of American Art di New York. Fra questi, New York Interior (c. 1921), in cui Hopper, quasi spiando da una finestra all’interno di una camera, ritrae una donna di spalle, che cuce. Il vestito e la gestualità del soggetto richiamano le ballerine di Edgar Degas, impressionista molto amato da Hopper.

Altra opera notissima è South Carolina Morning (1955), quadro in cui Hopper si riferisce a una viaggio fatto anni prima a Charleston, insieme con la moglie Josephine. Quest’opera è l’unica, in tutta la produzione dell’artista newyorkese, in cui viene ritratta una donna afroamericana.

Molto interessanti sono anche alcuni studi preparatori per quadri – del periodo ‘classico’ di Hopper – che sono diventati capisaldi dell’arte del Novecento: da Study for Morning Sun (1952) a Study for Girlie Show (1941), da Study for Gas (1940) a Study for City Sunlight del 1954.

La mostra è una partnership culturale, con il Whitney Museum of American Art di New York, la Fondation de l’Hermitage di Losanna e Arthemisia Group. La storia del Whitney Museum of American Art e dell’artista Edward Hopper sono intrinsecamente legate: la prima mostra personale di Edward Hopper, nel 1920, si tenne al Whitney Studio Club. Nel corso degli anni il Whitney ospitò varie mostre dell’artista, tra cui quelle memorabili del 1950, 1960 e 1984.
Dopo la morte di Hopper, nel 1970, la vedova Josephine lasciò proprio al Whitney Museum tutta l’eredità dell’artista in suo possesso: oltre 2500 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

In mostra saranno esposte oltre 160 opere tra oli, acquerelli e disegni provenienti principalmente dal Whitney ma anche dai più importanti musei americani.
La narrazione antologica sarà accompagnata dall’approfondimento sul metodo di lavoro di Hopper – estremamente complesso e rigoroso – grazie all’accostamento dei disegni preparatori alle opere finite.
Questa visione svela quanto il “realismo hopperiano” sia spesso il frutto di una sintesi di più immagini e situazioni colte in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero.

Suddivisa in sette sezioni, la mostra ripercorre tutta la produzione di Hopper dagli anni in cui studiava a Parigi – con il capolavoro di questo periodo Soir Bleu – fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ‘50. Tra i capolavori in mostra: Cape Cod Sunset, Second Story Sunlight e A Woman in the Sun. In mostra eccezionalmente anche uno dei suoi Artist’s ledger Book, i famosi taccuini che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio.

 

La mostra sarà arricchita di un apparato biografico e storico, in cui verrà ripercorsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico, ecc. Un’occasione dunque anche per capire di più e meglio l’America di Barak Obama.

 

 

Genus Bononiae. Musei nella Città
Museo della Città di Bologna

PALAZZO FAVA Via Manzoni, 2 – 40121 Bologna

Telefono: 051.199.36.317
dal lunedì al venerdì 9:00-13:30 e 14:30-16:30

Email: info@genusbononiae.it

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