GARLASCO: VIA A PROCESSO IN CASSAZIONE,ATTESA SENTENZASlitta al 17 aprile il verdetto della Corte di Cassazione per l’omicidio di Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. La decisione è stata presa dal presidente della I Sezione penale Paolo Bardovagni prima di dare la parola al relatore Angela Tardio. La Corte d’assise d’appello di Milano,  il 6 dicembre 2011, ha assolto Alberto Stasi.

“Spero che i giudici capiscano che Chiara ha bisogno di verità”, ha detto la mamma di Chiara Poggi a Tgcom24. Giuseppe e Rita Poggi hanno nuovamente chiesto, tra l’altro, un esame, mai effettuato su un capello castano e corto trovato nel palmo della mano sinistra della giovane. Si tratta di un esame sofisticato ma non costoso con cui, secondo la parte civile, è possibile individuare il Dna mitocondriale e avere una chance in più per rintracciare l’omicida. Stessa istanza riguarda i frammenti più piccoli delle unghie della giovane vittima.

Dunque la speranza dei Poggi è che la Cassazione annulli la sentenza con cui più di un anno fa Stasi è stato assolto in appello e dispongano questo particolare accertamento – peraltro uguale a quello in corso nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio – che non venne eseguito durante le indagini preliminari “a causa di una banale dimenticanza”. Una lacuna da colmare, che, a dire della parte civile, non è la sola: la prima riguarda la bicicletta nera da donna nella disponibilità degli Stasi (quella di cui parlò nella sua testimonianza la signora Franca Bermani) mai acquista; l’altra riguarda invece l’incompletezza del cosiddetto esame della ‘camminata’ eseguito per capire come Alberto sia riuscito a non sporcare di sangue la suola delle scarpe quando entrò nella villettà e trovò il corpo senza vita di Chiara. Due capitoli questi che rientrano nella richiesta di riapertura del caso da parte dei Poggi.

Riapertura del caso che per la difesa è “inammissibile e infondata” così come ritiene in generale infondati e inammissibili i ricorsi di parte civile e pg confutati punto per punto in una corposa memoria firmata dal pool di legali coordinati dal prof. Angelo Giarda. Oltre a sostenere che non è da escludere l’ipotesi che l’assassino fosse un estraneo anche perché “agli atti è emersa la prova della presenza di un soggetto che non è Stasi in orario compatibile a quello dell’aggressione”, nel documento si ribadisce che le indagini sono state monodirezionali ed hanno trascurato ogni pista “alternativa” e si sottolinea che la bicicletta nera da donna non va sequestrata perché “non corrispondeva a quella usata” dal killer. In più, come è stato riferito, l’accertamento per estrarre il Dna mitocondriale dal capello castano e biondo non è necessario e non porterebbe a nulla e comunque, ad avviso dei difensori, può essere effettuato quando sarà definitivamente calato il sipario sul processo.

Ansa.it

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