Parigi, gli scrittori del Nouveau Roman, davanti alle Éditions de Minuit a Saint-Germain-de-Prés. Da sinistra: Alain Robbe-Grillet, Claude Simon, Claude Mauriac, l'editore Jérôme Lindon, Robert Pinget, Samuel Beckett, Nathalie Sarraute, Claude Ollier (16 ottobre 1959)

Parigi, gli scrittori del Nouveau Roman, davanti alle Éditions de Minuit a Saint-Germain-de-Prés (16 ottobre 1959)

ROMA – Dopo una lunga malattia, è morto a Fermo Mario Dondero, figura storica della fotografia italiana. Ne fu amico e ritrasse scrittori, ma fu anche autore di meravigliosi reportage. Era nato a Milano nel 1928. Ha continuato a viaggiare, sperimentare, fotografare, fino a quando ha potuto muoversi. Senza arrendersi al selfie, con la sua Leica. Una figura internazionale, che poteva scrivere di Africa, fare un reportage a Kabul, fotografare la Sorbona occupata o il circo di Mosca.

Proprio a Marcoaldi diceva: “La passione politica ha finito spesso per condurmi sui fronti di guerra e così, in più di un’occasione, ho corso il rischio di lasciarci le penne: come durante il conflitto tra Marocco e Algeria, o in Guinea. Ma io ho fotografato di tutto: artisti, scrittori, ma soprattutto la gente comune. Perché ho sempre pensato a un racconto incentrato sull’osservazione di fatti minimali, su ciò che nella società rimane latente e deve essere riportato alla luce. In questo risiede il valore civile del nostro mestiere. Malgrado i giganteschi cambiamenti intervenuti”.

La foto che lo rese celebre in tutto il mondo è quella scattata a Parigi, sul marciapiede davanti alle Éditions de Minuit a Saint-Germain-de-Prés. Sono ritratti gli scrittori del Nouveau Roman. Dondero prima era stato partigiano in Val d’Ossola e giornalista nel primo dopoguerra. Iniziato alla fotografia, quasi per caso, fu poi travolto da una inesauribile passione. E come tutti i grandi fotografi, quasi per campare, Dondero fu anche fotografo di moda, ritrattista. Ma sempre travolto da una irrefrenabile curiosità di vedere e ritrarre il mondo. Vinse molti premi internazionali, ma in onore alla Genova di cui era originario, teneva molto anche alla qualifica di Camallo onorario, della compagnia dei portuali genovesi.

da Repubblica
articolo intero e galleria fotografica al link sopra

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