euro4-300x216ROMA – I saggi di Merkel: “Patrimoniale per i salvataggi”. Dopo Cipro l’Italia. Dice il saggio: i tuoi debiti te li paghi da solo, specie se i soldi ce li hai. Non sembri una spiritosaggine: i cosiddetti “saggi” (deve essere un’epidemia o una straordinaria penuria di cervelli) incaricati da Angela Merkel di studiare il voluminoso dossier euro hanno deliberato quanto già si prevedeva, e nell’Europa del Sud si teme: d’ora in avanti, come è successo a Cipro, i salvataggi dovranno essere pagati dagli Stati in difficoltà,  anche perché “nelle case e beni privati nel Mediterraneo c’è abbastanza benessere da coprire tutti i costi dei piani di salvataggio”.

Parola di Lars Feld e Peter Bofinger, gli esponenti di punta del quintetto del Germany’s Council of Economic Experts, detto anche dei “cinque saggi”, come rivelato dal quotidiano inglese The Telegraphche ha fatto lo scoop. Ai due studiosi serviva un pretesto formale per quella che assomiglia a una dichiarazione di guerra al risparmio dei paesi del sud: l’esempio di Cipro, indurrà i risparmiatori dei paesi presi di mira dalla speculazione internazionale a identificare nell’Unione europea la minaccia ai suoi depositi piuttosto che lo scudo. Il pretesto glielo offre un’analisi della Bce, magari letta in maniera troppo parziale, secondo cui “gli italiani sono ricchi come i tedeschi” Corollario inevitabile: italiani, fate da voi, se serve mettete le mani dentro i conti delle famiglie, una bella patrimoniale sanerà ogni cosa. Non è un ragionamento marziano o necessariamente egoista o miope. Wall Street Italia definisce bene l’impostazione economica tedesca:

“L’imposizione di una patrimoniale potrebbe erodere la fiducia nell’area euro da parte dei ricconi del Sud d’Europa. Le politiche aggressive della Bce di acquisto dei bond dei paesi deboli della periferia ha risparmiato lo strato di classe più benestante finora, mentre l’austerity è andata ad abbattersi sulle persone comuni e meno abbienti, creando disoccupazione e disagi sociali.”

Peccato che la lettura dell’analisi della Bce su cui si fonda questa impostazione non tiene conto, non distingue che tipo di ricchezza. Nello studio la proprietà immobiliare identifica l’85% del patrimonio totale delle famiglie europee. Bene, in Italia il 70% delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive, contro una media europea del 60%: in Spagna si arriva all’80%, mentre Germania e Austria superano di poco il 40%. In realtà siamo, noi italiani, ultimi per reddito e tra i primi per la ricchezza accumulata, tutta investita nel mattone, capitale che stiamo progressivamente erodendo. Realizziamo il paradosso unico nei grandi paesi europei, di avere in tasca più di 100 mila euro a cranio ma solo 20 mila l’anno per campare.

Secondo Libero, l’accelerazione dei saggi è l’ultimo giro di vite imposto dalla Germania, il prelievo forzosomodello Cipro è la conclusione di una strategia di accerchiamento:

“Prima il fiscal compact, poi la lotta al segreto bancario, poi l’esperimento di confine a Cipro (dove i salvataggi del bilancio statale e delle due principali banche sono avvenuti con il prelievo forzoso fino al 65% dei patrimoni), infine l’unione bancaria. Tra l’altro nel caso di Cipro l’argomentazione di Berlino è arrivata al momento giusto per spingere le ristrutturazioni bancarie in un’unica direzione: la massima compartecipazione dei cittadini”

Non era un lapsus quello di Jeroen Dijsselbloem, ministro delle finanze olandese e capo dell’Eurogruppoa proposito del “modello Cipro da estendere”. E se era una gaffe lo era solo per tempismo mancato più che per il contenuto.  Lo aveva preceduto, fra l’altro, in termini accademici, il Diw, l’istituto di ricerche economiche di Berlino, giunto praticamente alle stesse decisioni dei saggi. L’euro-patrimoniale è sul tavolo delle opzioni da considerare. Libero rispolvera l’ammonimento di un celebrato strategist Alessandro Fugnoli, che ricorda inquietanti ricorsi storici:

“Nel 1913, per finanziare il riarmo, il Reich impose una patrimoniale dell’1.7 per cento del Pil. Finita (e persa) la guerra, la Germania si ritrovò con un debito pari al 180 per cento del Pil, cui si aggiunsero i risarcimenti imposti dai vincitori. Nel 1919 fu varata una patrimoniale durissima, con aliquota marginale del 65 per cento. Ci furono ingenti fughe di capitali e l’inflazione (a sua volta una tassa) rese irrisoria la riscossione in termini reali, tanto che la tassa fu fatta decadere già nel 1922″.

BlitzQuotidiano

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