firem«Spettabile dipendente, le comunichiamo che il suo rapporto di lavoro riprenderà non il 26 agosto a Formigine (Modena), ma il 2 settembre a Olawa, in Polonia». È questo, in sintesi, il testo della lettera di trasferimento che alcuni lavoratori della emiliana Firem, hanno cominciato a ricevere ieri. Un atto che, dopo tre ore di incontro alla presenza di sindacati e istituzioni (disertato dalla proprietà, che ha mandato un legale di sua fiducia), è stato sospeso, in attesa del prossimo vertice previsto per venerdì.

Ma i problemi restano sul tavolo. Tanto che la Procura di Modena ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla vicenda: non ci sono indagati né ipotesi di reato, ma i magistrati vogliono essere sicuri che non ci siano state violazioni durante lo «svuotamento» progressivo dell’azienda.

LA STORIA FINORA
Riavvolgiamo il nastro. Poco prima di Ferragosto, i lavoratori della Firem, ditta che produce resistenze elettriche, si accorgono che la famiglia Pedroni, proprietaria storica della azienda, approfittando della chiusura estiva, ha trasportato macchinari e materiali in Polonia. Uno smontaggio scientifico pezzo dopo pezzo, fatto alla chetichella, senza dire nulla a sindacati ed enti locali. La reazione è immediata: gli operai riescono a bloccare dentro il perimetro aziendale l’ultimo tir, e si accampano fuori dai cancelli. E ancora lì stanno, facendo i turni anche di notte sotto il gazebo, assistiti da una parte della popolazione che gli porta da bere e da mangiare. Le istituzioni si muovono per ottenere un incontro con il titolare, Fabrizio Pedroni, ed arriviamo, appunto, a ieri mattina. Quando nel palazzo comunale di Formigine davanti al sindaco Franco Richeldi, si presenta l’avvocato Barbara Sabellico, legale dell’azienda, l’assessore provinciale al Lavoro, Francesci Ori, e il segretario modenese della Fiom, Cesare Pizzolla. Quasi 180 minuti di trattativa, con i lavoratori a protestare sotto il municipio, per la quarantina di posti (in tutto i dipendenti sono 50) che si sono visti portare via in una notte d’estate. «Siamo consapevoli di lottare non solo per noi ma per evitare che la nostra azienda crei un pericoloso precedente a livello nazionale – spiegano, mostrando lo striscione ai fotografi – Solo dimostrando ai datori di lavoro che non possono fare scelte del genere tuteleremo i diritti di tanti altri in Italia».

L’INTERESSE DEL GOVERNO
L’obiettivo della trattativa è il mantenimento dell’attività produttiva – e del maggior numero di dipendenti – nel Modenese. Inoltre, spiega Pizzolla, ci sono anche da saldare gli stipendi di luglio e qualche altro arretrato. Ma anche le istituzioni si sono mosse. Il sindaco Richeldi osserva come questa vicenda sia «una spia, forse tra le peggiori, di una difficoltà generale dell’economia, che però non può essere risolta con un atto unilaterale. Va bene la libertà d’impresa, ma c’è anche una funzione sociale, ci sono delle famiglie che non possono essere buttate sul lastrico dall’oggi al domani». Anche l’assessore Ori amplia il raggio d’azione: «Da un lato c’è il merito della questione Firem, le sue difficoltà vanno affrontate trovando una soluzione condivisa con i soggetti coinvolti. Dall’altro c’è un livello politico che non può essere eluso: costi dell’energia, burocrazia, tasse sono certamente ostacoli per chi vuole fare impresa, tuttavia non si può consentire soluzioni come quelle adottate a Formigine o, per citare uno dei casi più clamorosi, con l’Omsa (che da Faenza “emigrò” in Serbia ed è ora al centro di una difficile riconversione, ndr ). Ci vuole una normativa specifica che tuteli lavoratori e territori». Una rassicurazione – anche se solo verbale – sull’attenzione del governo, arriva dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini: «Seguiremo con molta attenzione questo caso». L’ex segretario democratico risponde così a un’interpellanza di Matteo Richetti, deputato modenese del Pd, che ha portato il caso in Parlamento (l’avevano fatto anche i Cinque Stelle, sempre a Montecitorio, con Michele Dell’Orco). «Che qualcuno decida, dopo aver salutato le maestranze e aver augurato buone vacanze e arrivederci al 26 agosto, di trasferirsi all’estero alle fioche luci della sera, io non posso chiamarlo delocalizzazione – attacca Richetti – È uno schiaffo a chi sta lì, a chi contrasta la crisi e prova a vincerla».

L’Unità

Lascia un commento

Name and email are required. Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.