Aveva costruito un impero sulla gestione dei migranti: 13 centri con circa 800 richiedenti asilo. Tutti lo conoscevano come il “re dei rifugiati”. Ora però Paolo Di Donato è stato costretto a scendere dal “trono” che si sarebbe costruito sulla pelle dei migranti: è finito agli arresti domiciliari per truffa ai danni dello Stato.

Con lui altre quattro persone tra cui un funzionario pubblico, un agente delle forze dell’ordine e un impiegato del ministero di Giustizia. Altre 36 persone sono indagate. Secondo l’accusa facevano affari sulle assegnazioni pilotate dei migranti, sul sovraffollamento dei centri e riscuotevano soldi per ospiti che da tempo avevano lasciato i centri d’accoglienza.

“Il re dei rifugiati”, e i suoi 4 complici, sono finiti ai domiciliari con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, falso, corruzione, e altre contestazioni. “Io faccio l’imprenditore: mi occupo del sociale sì, ma non sono mica un prete, devo fare utili”, ha dichiarato secondo quanto riporta La Repubblica. Sui migranti è riuscito a guadagnare un milione di euro in pochissimi anni.

L’indagine, partita nel 2015 e portata avanti dalla Digos di Benevento, ha portato a 5 arresti e a 36 indagati. Tra le persone finite ai domiciliari anche il funzionario Felice Panzone della Prefettura di Benevento,  il dipendente del ministero della Giustizia Giuseppe Pavone e il carabiniere Salvatore Ruta. Dovranno rispondere anche di rivelazione di segreti d’ufficio.

Ansa

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