Dopo aver passato gran parte del decennio a deprecare l’austerità tedesca, in Italia rischiamo di accorgerci che la Germania può spendere più di noi e sa farlo meglio. Con investimenti e politiche sociali già precisamente finanziate, senza cifre vaghe e in deficit. E attraverso progetti rivolti al futuro — la nascita di nuovi bambini, la loro educazione, la formazione al lavoro dei teenager, la ricerca — senza la tipica torsione di un Paese nel quale ci si chiede quasi solo se è il caso di tornare indietro su quanto deciso fin qui.

Nel caso in cui l’accordo delle scorse ore produca davvero un governo (resta tutt’altro che certo), la Germania spenderà 46 miliardi in più nei prossimi quattro anni. In gran parte li restituirà dal bilancio pubblico alle famiglie, a partire dalle più povere fra quelle con bambini. La centrista Angela Merkel e i suoi (potenziali) alleati socialdemocratici intendono farlo abolendo, nel frattempo, l’ultima flat tax che resta nell’ordinamento fiscale tedesco: scompare la tassa «piatta» al 25% sui guadagni realizzati con investimenti finanziari sui propri risparmi; i redditi da capitale entreranno nella dichiarazione, come quelli da lavoro o da pensione, quindi saranno tassati progressivamente in base alle condizioni di ciascuno.

da Il Corriere.it articolo completo al sito 

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