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  • Norcia è scivolata verso Spoleto di 30 centimetri
    Continua lo studio degli effetti sul territorio dei terremoti che dal 24 agosto stanno colpendo l’Italia centrale. Le novità più importanti, però, al momento arrivano dall’analisi sui terreni adiacenti l’epicentro della potentissima scossa di domenica scorsa, che ha visto il suo fulcro energetico tra Capo del Colle e Campi di Norcia.
    La nuova scoperta. L’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Irea-Cnr), infatti, ha comunicato di aver rilevato il primo novembre “due grossi lobi di deformazione orizzontale, uno con uno spostamento verso est baricentrato all’incirca nell’area di Montegallo (con un massimo di circa 40 centimetri), l’altro con spostamenti verso ovest centrati nell’area di Norcia (con un massimo spostamento di circa 30 centimetri)”.
    La notizia fa seguito, all’altra resa nota lunedì, dell’abbassamento del suolo fino a 70 centimetri in un’area di almeno 120 chilometri quadrati ai piedi del Vettore. E anche in questo caso si tratta delle valutazioni fatte sulla base dei dati raccolti dalla costellazione dei satelliti Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus.
    Per quanto riguarda i movimenti orizzontali – aggiunge la nota dell’Irea-Cnr – “utilizzando la tecnica dell’interferometria radar differenziale” è stato “rilevato, in tutta la sua estensione (circa 1.100 chilometri quadrati) e complessità, il campo di deformazione originato dal terremoto”. E non è tutto, alcune zone di Norcia, invece di abbassarsi come le altre, avrebbero seguito un movimento opposto, salendo – rispetto ai livelli pre terremoto – fino a 12 centimetri.
    Il rischio di dati perfino sottostimati. Lo stesso Istituto segnala, infine, che “a causa delle notevoli entità delle deformazioni avvenute, è possibile che gli spostamenti rilevati” siano perfino “sottostimati anche di un 30 per cento ,ma tali effetti saranno corretti grazie alle nuove acquisizioni già previste nei prossimi giorni, in particolare quelle del sensore radar a bordo del satellite giapponese Alos 2”.
    L’attività di studio è coordinata dal Dipartimento della Protezione civile e viene svolta da un team di ricercatori dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana.
    Le ipotesi su cosa è accaduto. Intanto i dati sono stati diffusi per metterli a disposizione, oltre che dell’opinione pubblica, della comunità scientifica.
    L’impressione, secondo alcuni geologi, è – in termini sommari – che il terremoto, abbia attivato delle faglie che hanno causato un cedimento verso il basso dell’altopiano di Castelluccio, la quale, presumibilmente spinta dall’energia e dalla massa del monte Vettore (che presenta numerose profonde frattura) ha a sua volta scaricato energia sulla sottostante piana di Norcia provocandone lo scivolamento verso Ovest, in direzione cioè del territorio Spoletino.
    Sergio Casagrande sergio.casagrande@gruppocorriere.it
    Twitter: @essecia

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  • Cinquant’anni all’asciutto: riprende a sgorgare la sorgente del Torbidone

Ore 9,30. Bar della stazione di servizio Esso, appena fuori in centro abitato, a poche centinaia di metri dalla zona commerciale e industriale. Due anziani paesani ordinano i caffè e parlano a voce alta.

“Giusè, hai saputo del Torbidone”? “No, che è successo? Il Torbidonenon è quel ruscelletto che cinquanta anni fa si è prosciugato”? “Sì, proprio quello. E allora”? “Beh, da domenica l’acqua ha ripreso a scorrere”. La notizia corre e incuriosisce. Tra l’altro la sorgente “del miracolo” (nella foto) non è molto distante dal distributore Esso di Fabio Brandimarte. E’ insieme a lui, che peraltro è il presidente della Confcommercio Valnerina, che arriviamo sul posto. Tra l’erba ecco la sorgiva della fonte inaridita e tornare a gettare acqua.

La portata è quella di un ruscello di campagna. Solo che, mezzo secolo dopo, l’alveo del torrente non è più quello di una volta. Ora l’acqua allaga, almeno in parte, i campi che attraversa e, in particolare, dopo alcune centinaia di metri forma una pozza. Fabio Brandimarte racconta: “Ero piccolo, ma mi ricordo anche io di quando questo ruscello scorreva tra i campi. Mia madre accompagnava me e mio fratello a prendere quest’acqua sempre molto fresca, se non gelata, che sgorga dai fianchi della montagna…”. E’ arrivata anche una pattuglia della Forestale per un sopralluogo. Pochi chilometri più in alto, nella frazione di San Pellegrino, si è verificato il fenomeno inverso: la fontana del paese, dove tutti, ma proprio tutti, andavano a prendere l’acqua dopo le scosse si è prosciugata. “Fino a sabato sera la fontana dava acqua. Di questo sono sicuro – testimonia Claudio Leoncini, referente del campo di accoglienza della popolosa frazione (ora completamente “zona rossa”) – anche dopo le scosse del 24 agosto l’acqua ha continuato a sgorgare copiosa. Da domenica non più”.

Padre Martino Siciliani, direttore dell’Osservatorio sismico “Bina” di Perugia, non si meraviglia di questo fenomeno. “Non è la prima volta che succedono fatti del genere – chiarisce – forse non vi ricordate ma nel terremoto Colfiorito del ‘97 una sorgente di Nocera Umbra, la cui acqua veniva imbottigliata, si inaridì improvvisamente. Per fortuna dopo un certo tempo, riprese a tirare… Si tratta di fenomeni abbastanza normali quando si registrano scuotimenti violenti, come quelli di questi giorni”. Ma che cosa sta succedendo sotto il Vettore e la catena Appenninica?

“Due fenomeni inversi in contemporanea. Praticamente – e lo possiamo dire, oggi, perché abbiamo strumenti, quali colonne di metallo indeformabili piazzate nel terreno, come una stazione che abbiamo a Monte Urbino da un lato e i satelliti dall’alto che possono misurare anche il minimo spostamento – verso il versamento Adriatico abbiamo un fenomeno compressivo, sia pure misurabile in uno o due centimetri, mentre sul versante Tirrenico assistiamo ad un fenomeno distensivo, con un abbassamento di una settantina di centimetri e in alcuni punti anche di più. Non sono fatti rari in sismologia e in geologia. Si chiamano meccanismi focali”.

Cesare Bertoldi

 

 

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  • Oltre 20mila scosse dal 24 agosto: quella di domenica ha avuto la potenza di 5,6 bombe atomiche di Hiroshima

Non c’è ancora pace, purtroppo, per le popolazioni delle zone terremotate. La crisi sismica, avviatasi il 24 agosto scorso, continua senza soste e ormai coinvolge tutto l’Appennino da Camerino, in provincia di Macerata, fino al lago del Turano, in provincia di Rieti. E – almeno per l’area che ha colpito – sta raggiungendo, soprattutto per numero di scosse e per la loro energia, dei record che hanno dell’incredibile.
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nel suo nuovo bollettino emesso martedì mattina alle 11, comunica, infatti, che sono state già superate le 21.600 scosse telluriche, tutte riconducibili alla sequenza degli stessi eventi che hanno martoriato buona parte della Valnerina umbra, le Marche a ridosso del parco nazionale dei Sibillini e la parte settentrionale provincia di Rieti. Di questo enorme numero di movimenti tellurici, fino alle 11 di ieri mattina, erano 5 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5 (quindi ad alto potenziale); 40 quelli di magnitudo tra 4 e 5 ( 15 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4; 40 quelli di magnitudo compreso tra 4 e 5 e addirittura 615 quelli tra 3 e 4. Tenendo conto che, generalmente, all’epicentro un uomo è in grado di percepire perfettamente scosse oltre magnitudo 2 è comprensibile lo stress al quale continuano ad essere sottoposti sia i terremotati che gli edifici, compresi quelli finora scampati miracolasamente ai danni.
Per quanto riguarda la scossa più forte, quella di domenica scorsa alle 7.40, valutata come magnitudo 6.5, è ipotizzato un corrispettivo di potenza esplosiva pari a 85mila tonnellate di Tnt. Un’energia paragonabile 5 bombe atomiche e mezza del tipo “Little Boy”, quella di 16 chilotoni lanciata su Hiroshima il 6 agosto del 1945.
Sergio Casagrande

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    • Il Vettore si è spaccato e si è abbassata un’area di 130 kmqPer quanto riguarda, invece, le motivazioni di quanto sta accadendo, significativa è la spiegazione data dal geologo Mario Tozzi a “La Stampa” all’indomani della scossa di Amatrice del 24 agosto scorso.

      In passato “l’Appennino – ha dichiarato Tozzi – si è innalzato fino a oltre 3.000 metri, ma ora sta ricominciando lentamente a scendere di quota, assestandosi a livelli più bassi: grandi faglie distensive permettono questo aggiustamento, spostando di volta in volta intere «fette» della catena. Insieme ad aree in abbassamento ce ne sono molte in sollevamento e proprio da queste disomogeneità si creano quegli «strappi» (le faglie) che danno luogo ai terremoti”.
      “Siamo in una regione della crosta terrestre – ha aggiunto – che, dopo aver visto il sollevamento di una catena montuosa (l’Appennino) dalle profondità marine a causa della spinta reciproca dei blocchi africano ed europeo, ora attraversa un periodo di tensioni, piuttosto che di compressioni. Qui la crosta non viene portata a piegarsi e ad accartocciarsi su se stessa, come quando si forma una montagna, anzi: viene «stirata», estesa fino alla formazione di spaccature profonde, le faglie”. “Non è un fenomeno solo di queste parti – ha osservato ancora Tozzi -, è di tutto l’Appennino, di una nazione che è di montagna e ad alto rischio naturale come il Giappone, che però si illude di essere piatta e tranquilla come la Siberia: l’Irpinia (1980) e L’Aquila (2009), come Avezzano (1915) e Reggio Calabria (1908), fanno parte della stessa storia geologica”.
      Il Vettore spaccato e le montagne franate. Nel frattempo gli effetti delle scosse, oltre che nell’abbassamento dell’area appenninica di 130 chilometri quadrati, si mostrano in una profonda fenditura verticale e in un paio orizzontale che si sono aperte sul Vettore (impressionanti le immagini raccolte dai vigili del fuoco con l’elicottero); nella sorgente di Forca di Presta che è scesa di mezzo metro; e in tre costoni di altrettante montagne franati a Castel Sant’Angelo sul Nera, a Piedivalle di Preci e lungo la statale Valnerina tra Triponzo e Visso. Qui, nelle gole in cui scorre anche la strada, le rocce franate hanno invaso il fiume Nera deviandone il corso.

      sergio.casagrande@gruppocorriere.it
      Twitter: @essecia

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    • Gli esperti: il suolo si è abbassato fino a 70 centimetriDopo il sisma di magnitudo 6.5 avvenuto vicino a Norcia, l’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha registrato un’altra lunga serie di scosse. In una intervista rilasciata a Il Fatto e rilancoata da TgCom, l’esperto dell’Ingv, Alessandro Amato, spiega che secondo i primi rilevamenti, il suolo si sarebbe abbassato di 70 centimetri. Una prima analisi dei dati da parte dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tuttavia, lascia ben sperare perché non si tratterebbe del ‘risveglio’ di nuova faglia ma del distacco di un pezzo di quella che si era già attivata a fine agosto. Ciò non esclude la possibilità che esista ancora energia da liberare nel breve periodo. La natura di quanto sta accadendo va ricercata nell’allontanamento della costa tirrenica da quella adriatica, fenomeno lento ma costante all’origine dei 70 giorni che hanno seminato terrore e distruzione in ben tre regioni: Lazio, Marche e Umbria.
      “L’appennino si sta allargando, dall’Adriatico al Tirreno. Lo vediamo dal gps. Le due parti – ha spegato Alessandro Amato – si allontanano a una velocità media di circa 5 millimetri ogni anno. Questo è il motore, gli effetti sono stati i terremoti degli ultimi due mesi, probabilmente legati alla rotazione della microplacca adriatica che spinge contro le Alpi e la parte meridionale di questa che ruota in senso antiorario. Siamo ancora nel campo delle ipotesi, questa è la più accreditata”.
      Alla domanda sul perché al confine tra Lazio, Umbria e Marche si sono avuti quattro sismi così forti, Alessandro Amato ha spiegato che “il primo terremoto di magnitudo 6 ha provocato uno spostamento nell’ordine di al massimo un metro nella direzione sud-sud est e nord-nord ovest. Il sistema è stato seguito da tanti sismi più piccoli. Il movimento di questa faglia ha perturbato i pezzi di faglia attorno.
      E’ come se lo spostamento del 24 agosto avesse stuzzicato la faglia più vicina. Questa quindi si è probabilmente mossa prima di quanto avrebbe fatto”.

Corriere dell’ Umbria

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