tsiprasROMA – “Delle non molte leggi approvate finora dall’esecutivo guidato da Alexis Tsipras, che si definisce di sinistra radicale, una delle più importanti, ma poco propagandata, è l’ampliamento anche ai seimila ricchi che prima ne erano esclusi della possibilità di dilazionare in 80/100 rate quello che devono al fisco…”. Così Danilo Taino sul Corriere della Sera di sabato 25 aprile.

Dunque la moratoria fiscale estesa a tutti, proprio a tutti, anche agli “oligarchi del denaro” (così come li chiama la rossissima compagine di forze e umori politici raccoltisi intorno al cartello Syriza). Anche a quei seimila non paganti tasse per sessanta miliardi, quota media di non pagato dieci milioni di euro a cranio. Non proprio delle vittime dell’austerità se hanno in media ciascuno 10 milioni solo di tasse non pagate.

Eppure anche a loro, anche per loro moratoria e rateazione decennale del pagamento. Perché, perché anche a loro? E perché in fondo moratoria nel pagamento delle tasse per tutti in un paese ai vertici continentali per evasione fiscale? Perché la cultura, la filosofia, la logica, la via del “non ti pago” non le puoi coltivare, argomentare, diffondere e percorrere se non fino in fondo. Il governo Tsipras, nato di fatto sul ripudio del debito e sul rifiuto dell’austerità, ha lanciato, con la sua stessa vittoria ai greci tutti un messaggio: non si paga. E infatti i greci hanno rallentato se non smesso di pagare più o meno tutto, anche i debiti privati quali l’affitto o il mutuo. Figurarsi le tasse.

Il non pago a vantaggio anche dei ricchi, dei ricchissimi…Qualcuno fa notare che questo non è proprio di sinistra, non dovrebbe far parte dei connotati e dell’azione della sinistra peraltro rossa e radicale quale si qualifica Syriza. Ma chi l’ha detto, dove sta scritto che il non si paga sia un carattere distintivo e peculiare della sinistra politica e sociale? Lo sostengono i no global che non si paga, lo sostengono i no euro che non si paga. Lo sostengono forze politiche e sociali che vanno dalla Lega di Salvini a M5S di Grillo passando per il mussolinismo 2.0 di Fratelli d’Italia, attraversando un lembo di quella che è Forza Italia, toccando pezzi di Fiom e spezzoni di Cgil, riemergendo nei Centri Sociali e nei Cobas.

Il non si paga è affascinante, trasversale, seducente. E ha sedotto e seduce, eccome se seduce a sinistra: Landini, Fassina, Vendola. E’ pieno di chi vuole, sogna uno Tsipras italiano. Ma in nessun luogo storico e culturale della sinistra europea, in nessun testo o azione politica o identikit ideologico del vasto e vario movimento che da un secolo e mezzo possiamo definire socialista si riscontra la stella polare del non si paga. Un secolo e mezzo di socialismo, socialdemocrazia e comunismo non hanno mai indicato il non si paga come la leva che cambia il mondo. E neanche per un secolo e mezzo mai il non si paga è stato individuato come il luogo della contraddizione di classe, mai finora per un secolo e  mezzo il sanguinoso e sanguinante confronto tra riformismo e rivoluzione si è esercitato sul crinale del non si paga.

Il non si paga è tante cose, il non si paga è arrivato e ha dilagato a sinistra. Ma non è e non è mai stato il cuore, l’anima e la ragione della sinistra. Infatti il non si paga in Grecia favorisce e vale anche per i ricchi e nelle folte schiere del non si paga in Grecia e in Italia ci sono ceti e gruppi sociali e politici che nulla hanno a che vedere etalvolta sono agli antipodi con quello che storicamente si chiama sinistra. Ciò non toglie che il non si paga sia forte, fortissimo. Taluno sostiene che Matteo Renzi stia producendo una mutazione genetica nel Pd italiano, mutandone appunto i geni a danno di quelli genuini della sinistra vera. Trasformando ad esempio il complesso popolo in semplice elettorato  Può darsi. Come può darsi che il non si paga abbia indotto, stia inducendo una mutazione genetica nella sinistra che si vuole vera e genuina: trasformando il popolo (che produce)  in plebe che non paga.

Blitz

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