monaci_b1ROMA – Dura nove minuti e 36 secondi il video della scampagnata fuori porta a sgozzar cristiani. Conviene vederseli tutti e senza audio, in modo da non esser distratti da quel che più istruisce: guardarli negli occhi, guardarli in faccia. Non le vittime, non quelli che stanno per essere decapitati: inutile e crudele cercare la loro paura, terrore o una quasi sopravvenuta inebetita narcosi da panica rassegnazione che hanno sul volto e già nelle viscere . Guardare invece in faccia i molti che accorrono, partecipano e animano una vera e propria festa popolare, quella appunto dello sgozza il cristiano e fatti una foto ricordo dell’occasione.

Saranno centinaia, in pieno sole e mica in una grotta o in luogo nascosto. Sono centinaia su una spianata d’erba appena fuori di un centro abitato che si vede alle loro spalle, l’erba verde e una micro collinetta ai cui piedi come sul tavolato di un palcoscenico sono appoggiati i tre da sgozzare. Il rialzo di terra fa da quinta scenica e da fondale per l’inquadratura. Perché tutti, proprio tutti, hanno in mano un telefonino, uno smartphone e lo usano per riprendere e riprendersi gioiosi, per dotarsi di inoppugnabile prova da mostrare domani, prova dell’orgoglioso e festante “io c’ero”, alla festa dello sgozzar cristiani.

Cristiani può voler dire due cose: genericamente esseri umani e umani di religione cristiana. Il popolo della festa dello sgozzo sembra essere consapevole della doppia opportunità. Tutti, e sono centinaia, esibiscono, vogliono esibire, fanno ogni gesto per esibire gioa, anzi il termine esatto sarebbe goduria, sia per poter tutti insieme staccare la testa e uno, anzi due, anzi tre esseri umani che così si mostra e si appalesa chi è veramente “uomo”, sia per poter tutti insieme sgozzare tre gole e staccare tre teste di infedeli, di fedeli non dell’unico vero dio. Tutti, adolescenti compresi che saltellano nelle ultime file del teatro umano che assiste, applaude, incita, si eccita e gode. Tutti, tranne le donne. Chi non ci sono e non si vedono. Anche qui m evidentemente, anche alla festa dello sgozzo, il vero musulmano può essere indotto in tentazione e peccato da quell’essere impuro che è la donna, meglio tenerle a catena al chiuso, tenerle al riparo. Dalla violenza? No, dagli altri uomini e, ovviamente, da se stesse. Si sgozza, si decapita, ma qui la morale non si dimentica.

Al primo minuto appare uno vestito con una cartucciera e un copricapo in perfetto stile guerriero afgano. L’afgano, chiamiamolo così,  ha il ruolo del presentatore dello show: batte più volte il dito sul palmo dell’altra mano, come ad enumerare ciò che verrà offerto al rispettabile pubblico o forse elenca i misfatti dei decapitandi che sono ai suoi piedi, o forse illustra le molte virtù di Allah, o forse tutto insieme. Il presentatore, l’afgano, intrattiene  e funziona da “butta dentro”, intorno a lui il primo cerchio di folla si fa fitto, poi diventa secondo e terzo cerchio, ormai sono spalti, il teatro è pieno, il pubblico è caldo. C’è un altro che ha copricapo e tratti somatici che rimandano forse all’Indonesia, deve essere quello che cura e stimola il software della comunicazione. In camicia bianca lo vedi in ogni angolo del “teatro” a motivare tutti a registrare, fotografare, documentare. Ha lavoro facile, tutti sono già pronti e disponibili, non vedono l’ora, letteralmente gli scappa. Alla festa dello sgozzo sono tutti incontinenti, non c’è rinfresco e drink perché l’alcool corrompo l’uomo. C’è al contro odore di sangue e il sangue corrobora, il popolo devoto e guerriero lo sa e arrota lo smartfhone come un vampiro farebbe coi denti.

L’afghano, l’indonesiano…Ma ecco appare la star, l’attore principale: lo chiameremo il ceceno per la sua stazza e soprattutto per la sua barba che ha tratti e stile caucasici e tutt’altro che arabi. Il ceceno aspetta che l’afgano finisca di introdurre e poi lesto, massiccio e deciso rovescia in terra uno dei tre che stava inginocchiato. Lo appoggia alla terra per sgozzarlo meglio. Non ci mette molto a staccargli la testa, si vede che non è un dilettante nell’arte del macellare umani. Anzi, di questo rito è un officiante attento e scrupoloso, perché è un rito, una cerimonia che ha una sua liturgia: la testa staccata deve essere esposta, appoggiata e visibile sul corpo dove fino a pochi minuti prima era attaccata. E lì la si appoggia. Fatto, pronti via, si riparte.

Ma prima di sgozzare il secondo c’è un gentile scambio tra il ceceno e l’arabo. L’arabo perché uno con i paramenti classici dell’iconografia araba c’è. E il ceceno gli porge il coltellaccio: prego, vuoi tu l’onore? L’arabo si mostra onorato dell’offerta ma non vuole sottrarre al ceceno il piacere. Quindi il ceceno passa a sgozzare il secondo. Però incontra qualche leggera difficoltà con la trachea che pur sempre osso è e fa qualche resistenza alla lama. Quindi l’arabo collabora tirando, stirando un po’ il collo, facilitando il coltello, conquistando il ruolo di assistente di macello e cogliendo quindi l’onore offertogli senza usurpare il ruolo di primo sacro sgozzatore del ceceno.  Al settimo minuto del video la seconda testa è staccata e appoggiata in bella vista sul secondo corpo che una volta era un cristiano. Dal settimo minuto in poi è routine, il terzo sgozzato e decapitato non scalda e conquista i cuori e gli smartfhone come il primo e il secondo.

La festa di polo continua ma è alla conclusione, si organizza processione di massa che un po’ gira intorno alle carcasse umane, un po’ rapidamente punta verso casa. Per oggi la scampagnata fuori porta a sgozzar cristiani è stata fruttuosa e intensa, piacevole e memorabile, gustosa e succosa. Ma si è fatta una certa ora e anche i guerrieri del Grande Califfato che in nome e per conto dell’unico e vero Allah (quello che conoscono e intendono solo loro e men che mai tutti i musulmani) stanno ripulendo oggi la Siria, ieri e domani l’Afghanistan, sempre il Pakistan e la Somalia e il Ciad e la Libia e lo Yemen e e e…Anche qui si è fatta una certa ora e il cuore del nemico magari lo mangeranno un’altra volta o più tardi, che lo sappiano fare lo hanno mostrato in altro apposito video.

Questi, anche questi sono i ribelli contro la dittatura siriana di Assad. Questi e anche questi sono quelli a cui l’Occidente democratico e civile vuole fornire armi. Questi, anche questi sono quelli cui ogni sera e mattina telegiornali e quotidiani assegnano la parte dei “buoni” nella guerra in Siria. Questi, anche questi sono quelli che forniscono bollettini e immagine sulle vittime dei “cattivi”. Sarà il caso di tenerlo presente al prossimo titolo, raccolta di firme, fondi e anticarro per i ribelli siriani.

 BlitzQuotidiano

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