Luigi Di Maio non ha la stoffa per fare il premier perché non ha mai dimostrato di essere all’altezza di un compito così importante: questo il senso di un ritratto che l’autorevole quotidiano economico del Regno Unito e uno dei più letti al mondo, il Financial Times, ha dedicato lunedì al candidato del Movimento 5 Stelle. Un profilo molto preoccupato, che non ha dimenticato di mettere in risalto le sue gaffe e la sua scarsa preparazione.

Nel malaugurato caso che i grillini dovessero vincere le elezioni, ha scritto il quotidiano della City londinese in una corrispondenza da Pomigliano d’Arco, Di Maio “dovrà, una volta assunto l’incarico di Presidente del Consiglio, decidere se andare avanti con alcune delle tematiche più care al suo Movimento, tra cui un impossibile referendum sull’euro (da lui definito l’ultima risorsa a meno che Bruxelles non faccia delle concessioni)”.

La sua carriera politica, ha sottolineato il FT, “è più un caso fortuito che non il risultato dovuto ad un talento straordinario“. Infatti “dopo la maturità liceale, divenne un organizzatore studentesco alla facoltà di legge a Napoli, ma senza mai arrivare alla laurea. Quindi fece diversi lavoretti tra cui lo steward allo stadio di Napoli e quando, folgorato dai 5 Stelle, tentò di divenire consigliere comunale la cosa finì decisamente male”.

Il miracolo, ricorda il quotidiano britannico, avvenne “nel 2013, quando con 189 voti si affermò in un concorso su internet per candidarsi al Parlamento. Gli bastò per essere catapultato a Roma e nell’invidiata posizione di vicepresidente della Camera. Ed ebbe la fortuna di entrare nelle grazie di Beppe Grillo”. Una carriera, nota ancora il Financial Timescostellata da un numero infinito di gaffe, dovute alla sua scarsissima preparazione.

Tra gli avvenimenti citati, “l’aver fatto riferimento ad Augusto Pinochet come il dittatore del Venezuela e non del Cile“. Inoltre “i suoi critici hanno messo in evidenza il suo cattivo uso del congiuntivo per dimostrare la sua impreparazione culturale per un posto come quello di premier”. Piuttosto che il congiuntivo, comunque, “il suo vero tallone d’Achille potrebbe essere il suo atteggiamento debole nei confronti delle politiche dell’M5S”.

Dice tutto e il contrario di tutto: “Prima ha detto di voler far abbandonare l’euro all’Italia, poi che non è il momento. E l’accusa è che, nel tentativo di mantenere il consenso, finisce per somigliare molto ai politici tradizionali”. Per concludere la corrispondenza, il Financial Times ha riferito il parere di una giovane archeologa di Pomigliano: “È una novità, ma l’inesperienza è il difetto dei grillini. Di Maio non mi convince del tutto”.

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