ilva-arresti-ansa-300x200TARANTO L’Ilva si spegne e i capi lasciano, abbandonano il colosso della siderurgia che tra sequestri e stop agli impianti non ne vuol sapere di tornare a funzionare in modo normale nonostante il decreto dedicato espressamente al suo salvataggio. Si sono dimessi in 30. Dimessi per manifesta impossibilità di lavorare in una fabbrica che non riesce a ripartire nonostante dal suo funzionamento dipendano, in modo più o meno diretto, 40mila posti di lavoro.

Decreti non servono e non servono, per ora, neppure i vertici straordinari come quello andato in scena lunedì 27 maggio tra il ministro Flavio Zanonato, il governatore Nichi Vendola e il dimissionario Enrico Bondi. La realtà dell’Ilva, per ora, resta quella della paralisi. Paralisi descritta in modo preciso su Repubblica da Giuliano Foschini:

Hanno bloccato conti correnti e carte di credito. Non ci sono soldi per la benzina o per pagare i biglietti aerei. Ci sono difficoltà nel reperire i pezzi di ricambio, anche quelli che servono per la bonifica. Trenta capi reparto si sono dimessi. «Non hanno sequestrato la macchina. Ma è come se stessero chiudendo tutte le pompe di benzina della zona. Se continua così, abbiamo pochi giorni di autonomia». La vertenza lavoro dell’Ilva esplode con modi diversi: con la paura degli operai che, prima degli altri, hanno intercettato quello che in fabbrica rischia di accadere, la paralisi.

La soluzione proposta da Vendola è quella del commissariamento, ovvero il dividere il destino dell’Ilva da quello della proprietà. In attesa di una decisione, però, restano i posti a rischio e il senso della precarietà. Anche perché dal ministero dell’Ambiente continuano ad arrivare dati non confortanti. Scrive ancora Repubblica:

“Ieri (lunedì, ndr) è arrivato sul tavolo del ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, la relazione che aveva richiesto ai suoi ispettori: vengono evidenziate forte criticità sulle modalità di adozione dell’Aia, l’Autorizzazione che consente all’Ilva di continuare a produrre. Posizioni che confermano quanto detto ieri a Taranto dal Garante nominato dal governo, Vitaliano Esposito: «Ci sono — ha detto incontrando i sindacati a Taranto — almeno dieci punti non rispettati». Il ministero aspetterà la prima settimana di giugno quando arriverà la nuova relazione dell’Ispra: se, come appare assai probabile, le inadempienze verranno confermate partiranno le sanzioni. Che arrivanosino al commissariamento. E con la data del 12 giugno, il giorno del pagamento degli stipendi sempre più vicina, ogni soluzione, anche la più drastica, sembra possibile. Se non probabile”.

BlitzQuotidiano

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