assunzioniImu 2013 cancellata e riforma incardinata. Dal 2014 scompare la vecchia imposta, anche per terreni agricoli e fabbricati rurali, e nasce la Taser. Ma non cambia solo la denominazione, viene ribaltata l’impostazione della tassazione sul mattone.

«Si riconosce che la prima casa non produce reddito», ha spiegato il premier Enrico Letta, quindi si sostituisce il vecchio tributo con una tassa sui servizi che farà risparmiare i cittadini.

Il più atteso consiglio dei ministri del governo Letta non è durato molto. Ha approvato un unico decreto che rifinanzia la Cassa integrazione per 500 milioni di euro, salva 6.500 esodati (i licenziati individuali), e vara il piano casa del ministro Maurizio Lupi. Poi cancella l’imposta più odiata.

Il provvedimento vale tre miliardi di euro coperti con tagli delle spese, con l’Iva che verrà incassata con una nuova trance di debiti dello Stato restituiti ai privati (10 miliardi di euro) e un unico aumento delle tasse (che dovrebbe comprendere una sanatoria sulle penali) sui giochi. Per quanto riguarda l’Imu per il momento viene coperta solo l’eliminazione della rata di giugno, rinviata a settembre. Poi c’è l’impegno politico a cancellare la rata di dicembre con coperture che verranno specificate il 15 ottobre con la legge di stabilità, quando ci sarà un quadro più completo e saranno disponibili alcune coperture. Un modo per dimostrare a Bruxelles che non ci sarà nessun effetto negativo sui conti. È un’operazione a saldo zero.

Il provvedimento sancisce poi la nascita della Taser e ne stabilisce le caratteristiche principali. Vedrà la luce nel 2014 dopo un confronto con i Comuni. Tassazione federale costituita da due componenti: la gestione dei rifiuti urbani e la copertura dei servizi indivisibili. La prima la pagherà chi occupa l’immobile. La seconda a carico sia del proprietario sia dell’occupante. I Comuni potranno decidere come applicarla, ma i parametri saranno dettati dallo Stato, così come le aliquote massime complessive. I cittadini pagheranno meno rispetto ad oggi. «A regime, il complesso dell’operazione porterà ad una riduzione del carico fiscale», ha rassicurato il premier. La traccia – come aveva auspicato il Pdl in queste settimane – è il federalismo fiscale approvato dalla Commissione bicamerale nella scorsa legislatura, poi arenato. I dettagli devono ancora essere definiti, ieri sera ancora non c’era un testo. Ma il premier Letta e il ministro dell’Economia Saccomanni hanno anticipato alcune novità. Con la riforma, ad esempio, si terrà conto della deducibilità dei fabbricati funzionali alla produzione e all’attività di impresa. Altra novità importante, l’Imu sarà eliminata per le case invendute. Misura per rilanciare il settore dell’edilizia.

Letta ha tenuto a sottolineare che tutti i partiti della maggioranza avevano segnalato i problemi della vecchia Imu e che non ci sono vincitori. Ma l’abolizione è un cavallo di battaglia del Pdl. Soddisfatto il capogruppo alla Camera Renato Brunetta: «Dopo la depressione del 2012, quando con l’introduzione dell’Imu si sono bloccati i consumi, la produzione, gli investimenti, si sono creati oltre 150.000 disoccupati e il Pil si è ridotto fino a -2,8%, oggi finalmente, riducendo la pressione fiscale di oltre 4 miliardi di euro, l’Italia può tornare a crescere».

Nel decreto anche un altra tranche di restituzione dei debiti della Pa: 10 miliardi che saranno disponibili «in tempi brevi». Poi il finanziamento della cassa integrazione, la salvezza per 6.500 esodati (valore, 700 milioni) e il piano del ministro Maurizio Lupi: 4 miliardi per agevolazioni sui mutui e per la realizzazione di alloggi sociali.

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