Oggi per la Catalogna e la Spagna è il giorno della verità. C’è grande attesa infatti per le mosse del parlamento autonomo catalano che potrebbe dichiarare unilateralmente l’indipendenza della regione. La mossa innescherebbe la reazione di Madrid, con la probabile attivazione dell’articolo 155 della costituzione, o addirittura con la dichiarazione dello stato di emergenza, ma potrebbe anche dividere e in modo molto profondo gli stessi catalani.

In particolar modo è l’articolo 115 della Costituzione Spagnola il vero spauracchio dei seguaci di Puigdemont: prevede la facoltà per gli organi nazionali di governo di poter destituire i vari governi locali e regionali. Di fatto sospendendo l’autonomia della regione catalana, con imprevedibili ma pesanti conseguenze sicio-economiche.

La sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha rotto gli indugi e preso apertamente posizione contro una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna dalla Spagna. “I risultati del referendum del primo ottobre – ha osservato – non possono servire come fondamento per una proclamazione di indipendenza”.

Da qui alle 18, orario previsto per la seduta del parlamento catalano, può ancora succedere di tutto. Appelli da forze politiche nazionali e internazionali, decisioni a livello economico e aziendale polemiche interne al fronte catalano e diktat o decisioni dal governo centrale. Carles Puigdemont, lunedì sembrava convinto: “Noi abbiamo aperto la porta alla mediazione, noi abbiamo detto di “sì” a tutte le possibilità di mediazione che ci sono state presentate. I giorni passano e se lo stato spagnolo non rispondesse in modo positivo, noi faremo quello per cui siamo qui”.

TGCom24

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