mosesE’ andata in scena nei giorni scorsi anche la protesta di un gruppo di immigrati  che si oppone alle identificazioni attraverso le impronte digitali. In più di 200 hanno lasciato sabato pomeriggio il centro di accoglienza di contrada Imbriacola per attraversare le vie del centro fino alla spiaggia della Guitgia affollata di bagnanti.

Lampedusa: corteo dei migranti contro l’identificazione

Gli immigrati, quasi tutti subsahariani, hanno sventolato striscioni con scritte in arabo e anche in inglese: “No finger print by force. World help us” (“No alle impronte digitali. Il mondo ci aiuti”). Si oppongono alle identificazioni attraverso le impronte digitali perché significherebbe non poter più lasciare l’Italia per raggiungere altri Paesi d’Europa. Repubblica parla del racconto di uno di loro, Zeina, che ha spiegato che gli amici e parenti che si trovano in Italia gli hanno detto di guardare a questo Paese come una terra di transito “perché qui c’è troppa povertà e i diritti non vengono garantiti, né per gli italiani né per noi stranieri”.

Il risultato della trattativa – In maniera pacifica gli immigrati hanno così dato voce alla loro richiesta, quella di poter viaggiare altrove, che poi sembra essere stata esaudita. Gli immigrati saranno trasferiti tutti, in piccoli gruppi, verso altre località senza prendere le impronte digitali. È il risultato della trattativa tra Giusi Nicolini e il parroco Don Stefano Nastasi e dall’altra il portavoce della protesta eritrea. Poi a mediare c’era Don Mosè Zerai,sacerdote eritreo e direttore dell’agenzia Habeshia. Il loro portavoce, nella lingua che si parla in Etiopia, ha spiegato ai migranti il resoconto della mediazione. È esploso l’applauso, con i manifestanti che si sono alzati per ripulire la piazza che avevano occupato. L’accordo raggiunto prevede il rientro immediato e volontario dei migranti nel centro di accoglienza dell’isola. In cambio, le autorità italiane si sono impegnate a non identificarli attraverso la rilevazione delle impronte digitali.

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