lavoroROMA – Prima Enrico Letta, poi Enrico Giovannini, poi Angelino Alfano, ora Flavio Zanonato: tutti nel governo si affollano a dire che non aumenteranno le tasse ma, anzi, diminuiranno le imposte sul lavoro e creeranno occupazione. Una chimera? Forse sì, visto che il governo ha già sospeso l’Imu (quindi ha tolto dalle casse dello Stato 4 miliardi di euro l’anno), ha prorogato e aumentato i bonus casa (con conseguente aumento delle uscite) e ora ci dice che vuole diminuire le tasse sul lavoro e creare posti di lavoro. Ma con quali soldi?

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Zanonato in un’intervista alla Stampa dice: “Le due prossime misure che adotterà il governo sono da un lato il potenziamento del fondo di garanzia, che vuol dire mettere a disposizione più credito per le imprese e dall’altro vantaggi fiscali per le aziende che assumono in modo permanente i giovani nelle loro aziende”.

Quanto all’Iva al 22%, ”è già un’entrata prevista nel bilancio, non l’abbiamo decisa noi – dice Zanonato – Ci piacerebbe, Saccomanni compreso, riuscire ad evitare questo ulteriore aumento, che può frenare ulteriormente i consumi interni. Ma i miracoli non esistono in economia. Se rinunciamo a 4 miliardi, dobbiamo trovare altri 4 miliardi dalle entrate o dalle spese”. Quindi già non è vero che le tasse non verranno aumentate. 

Ma veniamo ai soldi per gli incentivi sul lavoro. Da dove li prendiamo? Il Sole 24 Ore ipotizza che potranno arrivarci, a partire dal 2014 (ma Letta spinge perché si anticipi al 2013) dai fondi europei, con una dote complessiva di almeno dieci miliardi tra fondi strutturali e garanzie per i giovani.

La quota maggiore, pari a 9 miliardi, dovrebbe arrivare dal Fondo sociale europeo, ancora oggetto di negoziato a Bruxelles, a cui si aggiungerà un assegno tra i 400 e i 600 milioni per la Youth guarantee, il piano di Bruxelles per i Paesi ad alto tasso di disoccupazione giovanile.

Scrive il Sole:

Nella partita entrerà, poi, la Banca europea per gli investimenti, che studia linee di credito a favore di imprese che assumono. Se poi si aggiungono i fondi strutturali della programmazione 2007-2013 non ancora spesi il tesoretto diventa consistente.

La posta in gioco più ambita riguarda però la torta dei fondi europei per il 2014-2020, ancora oggetto di negoziato tra Europarlamento, Commissione e Consiglio Ue, nell’ambito del cosiddetto “trilogo”. In base all’accordo politico raggiunto al vertice Ue dell’8 febbraio scorso il nostro Paese avrebbe diritto a 29,6 miliardi di fondi strutturali, tra risorse regionali (Fesr) e Fondo sociale europeo (Fes), che finanzia la promozione dell’occupazione, il sostegno alla mobilità e gli investimenti nella formazione.

BlitzQuotidiano

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