federica-gagliardi-6403NAPOLI Un poliziotto, un soldato, un alto ufficiale dell’aeroporto di Caracas. Eccoli, i primi arresti eccellenti. Finiscono tutti e tre in carcere, dall’altra parte dell’oceano. Ma a stroncarli, di fatto, sono le indagini partite da Napoli e rimaste – fino a giovedì scorso e al clamoroso arresto in flagranza di Federica Gagliardi – rigorosamente segrete. 

Ora però cadono le prime teste di complici nel traffico internazionale di coca che ha travolto la trentenne Gagliardi, l’ex dama bianca che accompagnava Silvio Berlusconi nelle più delicate missioni all’estero, dal G8 in Toronto, Canada, a Panama e in Brasile. I “basisti” nelle istituzioni estere sono finiti nel mirino grazie all’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul giro di narcos e broker che intrecciavano legami con la Roma dei salotti e i clan vesuviani. I primi arresti a catena sono dunque venezuelani, e siamo ancora ad un livello medio. E a Roma? Quali – e quanti – sono gli “omologhi” che tremano e che potrebbero avere lo stesso destino?

Ecco svelate le prime  identità dei “basisti”, esteri, nel narco traffico che giovedì ha portato alla cattura, allo scalo di Fiumicino, dell’ex stagista al seguito del Cavaliere, nonché ex dipendente a contratto della Regione Lazio guidata da Renata Polverini. Cinque giorni dopo il clamore suscistato da quel trolley carico della Gagliardi, pieno di cocaina purissima, la giustizia venezuelana, evidentemente in costante contatto con gli inquirenti italiani, risponde con il primo colpo.  Sette arresti eseguiti a Caracas.

Le autorità venezuelane mandano in carcere quattro dipendenti di un bar dell’aeroporto di Caracas, ma è soprattutto sulle altre tre figure che si appuntavano in queste ore le attenzioni  degli inquirenti: si tratta infatti di un poliziotto, un soldato della Guardia nazionale e un ufficiale all’aeroporto internazionale Simon Bolivar di Caracas, di cui non vengono forniti i nomi. Ne dà notizia il procuratore generale.

“Secondo diverse indagini sono probabilmente coinvolti con il traffico di droga scoperto in Italia”, sottolinea il procuratore, confermando ciò che tutti si aspettavano dopo il clamoroso arresto della Gagliardi che aveva viaggiato, e quindi superato tutti i varchi dell’aeroporto di Caracas, con un trolley stipato di 24 chili di “roba”.

Ora, comincia l’altro pezzo “gemello” dell’indagine: il più complesso, quello centrale. Se infatti, com’era naturale ipotizzare, la viaggiatrice era partita con l’eccezionale carico potendo contare sulla assoluta vulnerabilità dei controlli alla partenza, è scontato che anche a Fiumicino ci fossero uno o due complici, almeno, ad attendere quel prezioso bagaglio a mano. E, come Repubblica aveva già ricostruito, proprio questi ultimi sarebbero stati pronti a condurre quel trolley e la stessa Federica attraverso uno dei passaggi riservati alla sicurezza “Only Staff”, per scongiurare qualunque curiosità di troppo sulla viaggiatrice e sui suoi bagagli.

Uno scenario denso di misteri e di incognite: al punto che c’è chi ha sospettato che fosse stata una talpa a far trapelare la notizia che l’arresto di Federica non fosse il frutto di casuali controlli agli arrivi internazionali – come la Procura aveva raccomandato di far sapere – ma il risultato di un’ispezione mirata, dovuta con ogni probabilità ad una serie di intercettazioni, e proveniente dall’indagine del pm Pierapolo Filippelli con il coordinamento del procuratore aggiunto Francesco Greco. Un dettaglio che  non doveva emergere proprio per evitare di scoprire la complessità dell’inchiesta-madre e per non consentire vantaggi e ulteriori difese all’incredibile sistema di auto-protezione già in uso ai broker internazionali e ai narcotrafficanmti, come ai loro insospettabili corrieri: tutta gente abituata a bypassare controlli e apparati investigativi, da un continente all’altro.

Ma ora la pedina forse più fragile, Federica, la dama bianca in caduta libera, la trentenne che sognava una vita dorata e che non si rassegnava ad essere stata allontanata  dal cerchio magico della politica, potrebbe trasformarsi in una testimone molto scomoda. La giovane donna rischia fino a 15 anni di carcere. Potrebbe decidere di ricostruire pezzi di memoria, e raccontare ciò che sa.  Una circostanza che terrà sveglio un intero sistema criminale.

Repubblica

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