mar rossoChi aveva già prenotato le ferie, costretto a scegliere altre mete. Ma sono Grecia, Spagna e Turchia

Lo «sconsiglio» della Farnesina sul mar Rosso porta confusione tra i vacanzieri di tutto il mondo spiaggiati, o decisi a farlo, sulle sabbie egiziane. Turisti impazziti e anche i tour operator e le agenzie di viaggio che devono cercare di trovare nuove mete last minute. Sono circa 15 mila gli italiani rientrati dall’Egitto in questo fine settimana. Altre 15-19 mila persone sarebbero dovute partire a loro volta per le località turistiche dell’Egitto, come riferisce il presidente di Fiavet, la Federazione delle agenzie di viaggio aderente a Confcommercio, Fortunato Giovannoni, secondo cui i danni per gli operatori sono tra i 30 e i 50 milioni. Pochissimi i «pronti a tutto» che decidono di partire comunque. Gli altri devono correre ai ripari, oppure rimandare la vacanza.

 

 

Stessa situazione per i turisti delle altre nazionalità, russi in testa (sono 50mila in fuga). Le mete di «rimpiazzo» più gettonate sono Grecia, Spagna, Turchia. In Italia «competono» riviera romagnola e qualche località della Sardegna. Il problema sono i costi visto che una vacanza in Mar Rosso in strutture con ogni genere di comfort, pieds dans l’eau, può costare anche solo 400 euro per una settimana.

D’altronde, come sottolinea l’ultimo Rapporto del World Economic Forum, la competitività dell’Italia in campo turistico è bassa. Siamo fuori dalla top ten, ventiseiesimo posto (recupera una posizione rispetto al 2011) a livello mondiale, diciottesimo in Europa. Competitività bassa a causa del sistema di norme farraginoso e del livello dei prezzi dell’offerta. Insomma l’Italia non è ancora in grado di promuovere in maniera efficace l’industria turistica. E se guardiamo alla normativa generale di riferimento e alla governance politico-amministrativa, l’Italia si ritrova fanalino di coda nel mondo: al 100° posto su 140 posizioni. Rispetto alla competitività dei prezzi simo al 134° posto. E non aiuta la diffusione dei dati di Hotels.com secondo cui nel 2012 l’isola Capri è risultata tra le destinazioni più care al mondo.

 

Bocciati anche per la flessibilità sul lavoro (132° posto), formazione del personale (121°), sostenibilità ambientale (119°), tassazione (137°). E la tassa di soggiorno non aiuta.

Visto che la prospettiva è un’impraticabilità del Mediterraneo che lambisce il Nord Africa (almeno nel breve, medio termine) l’Italia rischia di non entrare nel nuovo giro di mete turistiche top per i vacanzieri con budget limitato. I turisti russi (l’Egitto nel 2012 ne ha accolti quasi un milione mezzo) prediligono Turchia, Egitto, Spagna e Grecia. L’Italia per i russi ha un forte fascino ma privilegiano di più lo stile di vita che le bellezze culturali. Stesso discorso per gli ucraini, popolazione in forte crescita tra i viaggiatori. Secondo Yeremenko & Partners, uno dei più importanti tour operator ucraini, le vendite dei pacchetti per l’Italia nel 2012 sono aumentate di oltre 10-12 per cento e lo stesso è previsto per il 2013. Le mete classiche sono Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli. Ci sarebbe interesse per altre destinazioni, soprattutto in Sicilia e in Calabria, ma viene lamentata la mancanza di adeguati collegamenti aerei.

 

«È necessario sviluppare ed incrementare il maggior numero di voli diretti», spiegava a inizio estate Andrea Babbi, direttore generale dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo.

 

Sono i tedeschi i maggiori visitatori del nostro Paese, e da loro, da chi deve rinunciare al Mar Rosso, potrebbero arrivare prenotazioni per le località turistiche italiane. In questo caso la preferenza va alla costa adriatica, più organizzata e meno costosa. Al top le località della Riviera Romagnola che contano alberghi a poco prezzo, ottima cucina e divertimenti per bambini, ragazzini e nottambuli. I dati Enit mostrano che in Italia le destinazioni più gettonate sono le città di interesse storico e artistico che attirano la maggior parte dei visitatori (45%), seguite dalle località di mare con il 17% e montagna (22%). Ma la Spagna ha accelerato e conquistato la leadership mondiale, per le risorse culturali, mentre l’Italia è relegata al settimo posto, come evidenzia il Rapporto Wef.

La Stampa

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