Uccide ex convivente: presunto assassino denunciato 6 volteE adesso chi lo dice a una madre senza più lacrime che la giustizia ha altro di cui occuparsi? Che la Procura di Palermo, quella che scava sui grandi misteri irrisolti delle trattative e delle stragi, non poteva perdersi dietro a una piccola storia ignobile di amori sfiniti, di rabbie, minacce e quotidiane violenze? Era la mattina di ieri quando Rosy Bonanno ha incontrato la morte che l’aspettava da tempo, e che invano aveva cercato di allontanare da sé con gli strumenti che – sulla carta, e solo sulla carta – le offre lo Stato, denunciando e chiedendo aiuto.

Non le hanno dato retta, e le sue denunce si sono affogate nel mare di carte che allaga la giustizia dei deboli. Lo Stato si è dimenticato di lei. Ma il suo persecutore no.

È successo tutto in via Orecchiuta, a Palermo, vicino alla contrada di Altofonte. L’uomo che l’ha uccisa si chiama Benedetto Conti, era il suo compagno e il padre di suo figlio: l’ha aspettata per strada e l’ha ammazzata davanti al bambino, senza pensare – o forse sapendo benissimo – che quei fotogrammi di sangue resteranno impressi nel cervello del bambino fino alla fine dei suoi giorni. Ma non è stato un delitto di impeto, uno di quelli che scoppiano all’improvviso in realtà umane apparentemente tranquille, e che costringono a fare i conti con l’imperscrutabile fragilità del nostro equilibrio. Questo invece era un delitto prevedibile e tragicamente previsto, nelle sei denunce che Rosy aveva trasmesso una dopo l’altra alle forze di polizia e alla magistratura, illudendosi che quelle sul femminicidio e i soggetti deboli fossero qualcosa di più che chiacchiere.

Non si poteva aspettare, e invece si è aspettato. E adesso forse comincerà il balletto per capire in che punto le sei (non una: sei) denunce di Rosy Bonanno si siano arenate, e chi abbia la colpa di non averle prese sul serio. «È un delitto annunciato – dice Teresa, la madre di Rosy – si sapeva che finiva così. L’assistente sociale, la polizia sapevano tutto, abbiamo fattole denunce, da due anni denunciamo violenze, minacce, intimidazioni». La polizia non può non avere trasmesso le denunce alla Procura, dove deve per forza essere stato rubricato. Reato 612 bis, «atti persecutori», ovvero stalking. E chiunque dal 2009, quando questo reato è entrato nel nostro codice, si occupa di tradurlo in pratica sa che è essenziale muoversi in fretta, catalogare, tenere d’occhio: perché la persecuzione non è un furto d’auto che si subisce una volta tanto, è un reato che per sua natura si ripete e diventa ogni volta più aggressivo e feroce. E a volte esplode.

Invece per sei volte Rosy ha avuto la fermezza di rivolgersi allo Stato con le sue denunce, e per sei volte non è accaduto nulla. Nessuno può dire se il suo assassino si sarebbe fermato, se avesse saputo di essere tenuto d’occhio dallo Stato. Ma una cosa è certa: quando ieri mattina Rosy ha visto arrivare Benedetto a casa sua, e il coltello comparire nelle mani di Benedetto, ha capito di essere stata lasciata da sola, Accanto a lei non c’era lo Stato e non c’erano pubblici ministeri. C’era solo il suo bambino, che quella lama la ricorderà per sempre.

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