Un piano anti dissesto idrogeologico da 7,7 miliardi di euro, da spendere entro il 2023, per evitare le stragi da nubifragio come quella avvenuta a Livorno. Sono passati tre anni da quando il governo Renzi ha lanciato il Piano “Italiasicura”, ma di quella cifra sono stati utilizzati soltanto 114 milioni. Meno dell’1,5% dei fondi stanziati. Non solo: meno del 6% degli interventi “necessari e prioritari” segnalati da Regioni e Comuni era effettivamente corredato da un piano esecutivo. Con interventi “fantasma” anche a Livorno.

Come riporta La Repubblica, la lentezza burocratica che traspare dalle tabelle della Struttura di missione contro il dissesto riguarda migliaia di emergenze sparse lungo tutto lo Stivale: oltre mille in Campania, 962 in Sicilia, 458 in Toscana. A complicare il tutto concorrono le “etichette” sui progetti: “preliminare”, “fase istruttoria”, “studio di fattibilità”. Tutte formule che impediscono il trasferimento dei fondi, che avviene soltanto quando un dato progetto riporta la voce “esecutivo”.

Il caso di Livorno – Il piano contro le alluvioni prevedeva nel caso di Livorno due interventi, bloccati allo stadio preliminare. Essi però non riguardano il Rio Ardenza e il Rio Maggiore, cioè i due fiumi straripati all’alba di domenica, ma il torrente Ugione. Nonostante un investimento di 3,5 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono altri due previsti dalla Regione Toscana, i tempi di consegna non sono ancora stati fissati.

Calcoli non aggiornati – La situazione livornese riguarda però anche un “errore” nel calcolo della potenza dell’acqua e dell’effettiva resistenza della struttura protettiva che “vigilava” sul Rio Maggiore. Come riporta il Corriere, le vasche di espansione in cemento armato realizzate nel 2015 si sono infatti rivelate troppo piccole: il flusso ininterrotto ha potuto così inondare la città toscana, facendo esplodere i canali seminterrati e provocando la morte di sette persone.

Il progetto, finanziato con 5,2 milioni di euro nel 2012, prevedeva che le vasche mantenessero al loro interno portate d’acqua con un “tempo di ritorno” (cioè la possibilità che si ripeta un evento atmosferico grave come quello di Livorno) di 200 anni. Il calcolo fu realizzato basandosi su dati statistici riguardo le precipitazioni. Peccato però che la messa in sicurezza di argini e torrenti facesse riferimento al Piano di assetto idrogeologico approvato nel 2003, in cui gli stati di pericolosità erano previsti in 30, 100 e 200 anni. Le vasche di espansione vennero dunque ultimate secondo questi parametri nel gennaio 2015, per entrare in funzione la prima volta proprio nella tragica giornata di domenica.

TGCom24

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