palazzo spadaTERNI Era rimasto orgogliosamente socialista, testimone di quella tradizione politica colpita da eventi tanto avversi quanto repentini. Un po’ come era accaduto a lui: dai fasti del potere fino agli anni della caccia all’untore. Quando lo stesso Craxi riparava inTunisia e i suoi fedelissimi, sparsi un po’ in tutta la Penisola, avevano a che fare con i guai giudiziari o con l’eclissi del progetto politico in cui avevano creduto. Se ne è andato ieri a 73 anni Giampaolo Fatale. Una malattia incurabile lo ha stroncato in ospedale dove era stato ricoverato dopo un periodo di cure a Roma. Ha lottato fino all’ultimo, ma non ce l’ha fatta. Fatale sapeva mescolare tattica e strategia, gestione del potere e progetti di largo respiro. Come quel passaggio dall’immagine della fabbrica alla fabbrica dell’immagine che, nei ruggenti anni Ottanta, aveva teorizzato per Terni, guardando oltre le acciaierie e suscitando il risentimento di quella sinistra conservatrice, rimasta ancorata a vecchi modelli. E anche nel partito del garofano Fatale si era trovato di fronte al bivio tra i custodi dell’ortodossia e i modernizzatori, tra i massimalisti e i riformisti. Lui da sempre era stato con gli autonomisti, già dai tempi del Midas.

Notizia integrale sul Corriere dell’Umbria del 25 aprile

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