napoltano“La parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni”.

Al termine dell’ultima riunione con i dieci saggi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano torna a rilanciare le larghe intese per far uscire il Paese dall’impasse politica che si è venuta a creare, all’indomani delle elezioni, per l’ostinazione del leader piddì Pier Luigi Bersani a snobbare un’intesa col centrodestra per tentare un inciucio con il Movimento 5 Stelle.

Secondo il capo dello Stato, le due commissioni di saggi che hanno concluso oggi i loro lavori hanno dato “prova di attitudine al dialogo, al confronto, alla condivisione” pur nella differenza di opinioni. Questi sono il metodo e il clima su cui Napolitano vorrebbe formare il nuovo governo lasciando da parte i rancori e le distanze tra i partiti. Da qui l’auspicio di “analoghi sforzi di buona volontà e di intesa anche nei luoghi della politica e nelle assemblee rappresentative”“Sono state largamente espresse posizioni comuni a conclusione del lavoro, pur non trascurando diversità di opinione rimaste tali su taluni punti”, ha rilevato il capo dello Stato ricordando che le due relazioni servono a porre al centro dell’attenzione delle forze politiche “i problemi essenziali cui sono legati sia il soddisfacimento delle attese e dei bisogni più urgenti dei cittadini e del paese sia lo sviluppo futuro dell’Italia”.

Dopo essere state presentate in mattinata al capo dello Stato, le relazioni saranno pubblicate sul sito della presidenza della Repubblica e potranno essere, dunque, valutate da tutti. Napolitano intende, a questo punto, consegnarle idealmente al prossimo inquilino sito del Quirinale. Una sorta di “testimone concreto e significativo”.“Mi auguro – ha concluso – che al di là delle riserve che hanno accompagnato lo stesso annuncio dell’istituzione dei due gruppi, si riconosca la serietà del lavoro compiuto, pur nella piena libertà del giudizio critico da parte di chiunque”. Infine, un avvertimento: i due cicli di consultazioni svolte sono stati avviati immediatamente dopo l’insediamento delle Camere, e quindi il computo dei giorni della crisi “non deve partire dal 24 febbraio, ma dal 19 marzo”.

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