operaioMercato del lavoro in movimento nel 2013. Movimento, però, segnato più dalle uscite che dalle entrate. Secondo uno studio del sistema informativo Excelsior realizzato da Unioncamere e ministero del Lavoro l’Umbria perderà 4.490 lavoratori, perdita che in percentuale si traduce in un meno 2,8, saldo ben superiore rispetto alla media nazionale (-2,2%). Nei dodici mesi del 2013 nelle aziende della regione, i 6.480 lavoratori assunti saranno nettamente superati dai 10.960 che avranno perso il posto. Tra le regioni del Centro, le previsioni più “nere” si registrano in Abruzzo che nel 2013 il saldo occupazionale chiude  con -3,4%. A seguire l’Umbria e il Lazio con il 2,3%.

Previsioni, Perugia perderà 3.360 lavoratori Entrando nel dettaglio delle singole situazioni territoriali, emergono previsioni tutto tranne che rosee per entrambe le province umbre. Nel 2013 il territorio di Perugia e provincia dovrebbe perdere 3.360 addetti (con 4.610 entrate e 7.970 uscite). Delle 4.610 assunzioni previste 3.070 sono lavoratori non stagionali,  di cui il 34,1% giovani fino a 29 anni. Il 12,8%  degli assunti non stagionali risulterà di difficile reperimento, mentre oltre il 74% avrà necessità di una ulteriore formazione. Ai 4.610 ingressi di lavoratori stagionali e non stagionali, si aggiungeranno nel corso del 2013, circa  800 lavoratori interinali, 880 collaboratori con contratto a progetto e 350 circa collaboratori con partita Iva, per un totale di ingressi in provincia di Perugia – di varia forma e qualità – di 6.730 unità.
Netto il commento del presidente provinciale della Camera di commercio, Giorgio Mencaroni. “Per pensare di ricostruire l’occupazione che continuiamo a perdere – afferma -c’è solo un modo: ripartire dalle imprese. Senza imprese non c’è lavoro, ma solo se si torna alla crescita le imprese possono ricreare occupazione”. “I dati – continua il presidente – non sono confortanti ma la presenza di una quota significativa di imprenditori che scommettono sull’impresa e operano comunque nuove assunzioni fa capire che il sistema è vitale e che riducendo il carico burocratico e quello fiscale si libererebbero risorse per avvicinarci alla  ripresa”.

Tasso di uscita al 7,8% nel Ternano Il tasso di uscita dal lavoro a Terni e provincia raggiunge il 7,8%, con una perdita prevista di 1.130 posti di lavoro. Nel 2013 secondo le previsioni degli imprenditori sono 1.870 (di cui 660 stagionali) le assunzioni di personale a fronte di 3.000 uscite dal lavoro. Tra le assunzioni previste quelle che riguarderanno un giovane sotto i 30 anni saranno il 31,4%, nel 72,4% dei casi chi entrerà al lavoro avrà necessità di essere formato. Delle 1.210 assunzioni non stagionali programmate nel 2013, le aziende hanno difficoltà a reperire 1.548 unità pari al  12,8% del totale (coincidente con la media nazionale al 12,8% e lievemente più alta della media raggiunta dalle regioni del Centro del l’11,8%). Richieste che riguardano prevalentemente diplomati con profili tecnici.
Formazione, formazione formazione. Questa la chiave di svolta individuata dal presidente della Camera di commercio di Terni, Enrico Cipiccia. “Alternanza scuola-lavoro, formazione post diploma,  orientamento in entrata e in uscita dagli istituti secondari superiori, su questi strumenti – dichiara Cipiccia – bisogna puntare per un maggiore raccordo tra scuola e impresa e per favorire l’occupabilità dei giovani. Proprio su questo versante l’impegno dell’Ente camerale – sottolinea il presidente  – si è fortemente intensificato negli ultimi anni, proponendo non solo una formazione nelle scuole ma svolgendo anche un ruolo di programmatore di politiche attive per i ragazzi in uscita dalle scuole e in cerca di occupazione”.

Corriere dell’ Umbria

Lascia un commento

Name and email are required. Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.