valerio menentiPERUGIA La difesa mantiene il massimo riserbo sulle dichiarazioni che Valerio Menenti ha intenzione di rendere al gip Luca Semeraro nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Alessandro Polizzi, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 marzo a Perugia, nell’appartamento della ex fidanzata di Valerio, rimasta ferita. Di certo c’è solo che il venticinquenne tatuatore di Ponte San Giovanni, finito in carcere insieme al padre Riccardo l’11 aprile, dopo 41 giorni trascorsi a Capanne – un’esperienza che lo ha senz’altro provato, come testimoniato a più riprese dagli avvocati della difesa – per la prima volta si mostra pronto a dire la sua. In occasione dell’interrogatorio di garanzia seguito all’arresto, infatti, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Gli esami della Scientifica, tuttavia, hanno appesantito il quadro accusatorio nei confronti di Riccardo Menenti (si tratta delle tracce ematiche trovate sulle scale del condominio di via Ricci, del dna sulla pistola lasciata sul luogo del delitto e dell’esito dello stub). Proprio all’interrogatorio di recente chiesto e sostenuto da Riccardo (secondo gli inquirenti “esecutore” del delitto) potrebbe essere legata l’analoga istanza presentata stamani dai legali per conto del figlio (che nella ricostruzione accusatoria figura invece come “mandante”).

Corriere dell’ Umbria

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