julia alessandroLa verità di Julia. Se esiste un punto imprescindibile nelle indagini sull’omicidio di Alessandro Polizzi questo è proprio il racconto della notte del delitto fornito dalla ragazza, l’unica sopravvissuta sulla scena del delitto.

Le incongruenze Eppure emerge qualche elemento di incongruenza. La giovane avrebbe spiegato, che la notte dell’omicidio lei ed Alessandro sono tornati a casa intorno alle 23, massimo 23,30. Che la serata non l’hanno trascorsa in pub (come si era detto nelle prime ore) ma a casa di un amico di Alessandro. Sino ad oggi l’orario di rientro a casa dei due ragazzi era sempre stato individuato intorno alle 2 del mattino. Sulla base delle testimonianze dei vicini di casa, che hanno sempre raccontato di aver riconosciuto la voce e le risate dei ragazzi, circa un’ora prima del delitto. Di certo la ricostruzione cronologica della notte in cui Alessandro Polizzi è stato freddato da un colpo di pistola, nell’appartamento di via Ricci, non è un dettaglio che verrà lasciato al caso.

Il racconto di quella maledetta sera Intanto, nel pomeriggio di ieri la diciannovenne ha incontrato il suo legale, Luca Maori. Con l’avvocato la ragazza avrebbe aggiunto particolari ed elementi utili alle indagini rispetto al racconto fornito nelle primissime ore dopo le dimissioni dall’ospedale. E’ l’unica testimone del crimine. E’ da lei che tutti si aspettano i particolari più utili per incastrare l’assassino, una responsabilità che la ragazza avverte particolarmente.

Affiorano le impronte digitali Sono passate 72 ore nei laboratori della polizia Scientifica a Roma, dove si stanno analizzando i vari reperti trovati sulla scena del delitto e non solo (ci sono anche quelli prelevati nelle varie proprietà dei Menenti: padre e figlio restano sempre gli unici indagati).
Ieri sono emerse alcune delle impronte sottoposte al “trattamento” dei tecnici romani. Manon è trapelata alcuna indiscrezione sulla loro natura. Quello che è certo, è che ora si procederà alla valutazione dell’utilità o meno delle impronte, per poi procedere (in caso affermativo) al confronto con quelle di tutti i protagonisti della vicenda. “Ma servonoalmeno17 punti di coincidenza sullo stesso dito – spiega l’esperto professor Martino Farneti, perito indicato dai Menenti – per poter ottenere una congruenza reale”.

Corriere Dell’ Umbria

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