funerale alessandro

PERUGIA Il gruppo di tracce rinvenute nell’intenso sabato vissuto dalla Scientifica (al lavoro dalle 11 alle 18 circa) alle porte della città di Jacopone hanno riguardato i piani superiori della casa, ma anche i due annessi presenti nella proprietà: un laboratorio (una sorta di piccola officina) dove Menenti padre lavora il vetro e una piccola dependance. Nel primo, la Scientifica non ha potuto procedere con il luminol, visto che i pavimenti sono un misto di legno e terra (sostanze che non permettono al composto chimico di reagire). Nel mini appartamento, invece, non è apparsa nessuna chemiluminescenza. Nell’abitato vero e proprio, invece, le evidenze sono state molte di più, distribuite tra le
scale che uniscono i due piani della casa, composta da piano terra, primo piano e mansarda abitabile. Altre tracce sonostate riscontrate sul pavimento del salotto e la camera da letto, che compare anche nel testo dell’ordinanza di carcerazione. Si tratterebbe, come detto, di piccole evidenze.

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Lavoro concluso. Dopo due giorni la Scientifica se ne è tornata a Roma con un “bottino” di una ventina di tracce da analizzare. Gli inquirenti si augurano che almeno una possa costituire una prova che vada a corroborare il castello di accuse (al momento solo indiziarie) costruito dal pubblico ministero Antonella Duchini e dagli uomini della squadra mobile diretti dal vicequestore Marco Chiacchiera.

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Furgone al setaccio
 Il luminol reagisce. Per otto volte. In otto punti all’interno del furgone di Riccardo Menenti. Proprio il veicolo che secondo gli inquirenti sarebbe stato usato dal padre di Valerio per recarsi invia Ricci per commettere il delitto di Alessandro Polizzi, è risultato positivo a uno dei test effettuati dalla polizia Scientifica. Si tratta adesso di vedere se le macchie che si sono evidenziate sono di sangue visto che il luminol reagisce anche con altre sostanze.
Intanto chi si aspettava una confessione che potesse subito scrivere la parola “fine” sul caso, è rimasto profondamente deluso.
Dall’interrogatorio di garanzia che si è tenuto ieri mattina nella casa circondariale di Capanne non è arrivata la prova regina che forse gli inquirenti attendevano. Valerio e Riccardo Menenti, che da giovedì sono in carcere per l’omicidio di Alessandro Polizzi e il tentato omicidio di Julia Tosti, non hanno “vuotato il sacco”. Anzi. L’ex di Julia ha scelto di non parlare, mentre il padre ha tenuto botta alle tante domande che gli sono state rivolte in circa un’ora e mezzo d’interrogatorio.

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L’ex di Julia Tosti non risponde al gip perché è provato e ha bisogno di riflettere, il padre del giovane, invece, “ha risposto compiutamente a tutte le domande” confermando la sua innocenza. Ecco come è andato l’interrogatorio di garanzia per Valerio e Riccardo Menenti, da ieri in carcere con l’accusa di omicidio e tentato omicidio, in qualità, rispettivamente, di “mandante” ed “esecutore” in relazione all’aggressione consumata fra il 25 e il 26 marzo nell’appartamento di Julia in via Ricci.

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Il padre ha risposto “su tutto” A spiegare l’esito degli interrogatori che si sono svolti stamani nel carcere di Capanne è il legale dei Menenti, l’avvocato Luca Patalini, che esce dai cancelli della casa circondariale di Perugia intorno alle 11.30. “Il padre ha risposto a tutte le domande del giudice e ha chiarito alcuni aspetti riguardanti i fatti indicati nell’ordinanza di custodia cautelare. Continuiamo a esser fiduciosi che la realtà esca fuori, perché non può essere quella che è descritta nell’ordinanza”.

Riccardo “persona tranquilla” In particolare, stamani Riccardo Menenti avrebbe ribadito al gip che “la notte del delitto si trovava nella sua abitazione di Frontignano” e che “in vita sua non ha mai posseduto armi”. “Riccardo è una persona tranquilla, dedita all’agricoltura e alla costruzione di vetri artistici e che nel ’94 ha scelto di andare a vivere in una zona tranquilla dove far crescere la sua famiglia. E’ consapevole di essersi trovato in una situazione complessa ma la affronterà”, conclude l’avvocato.

Il giovane è provato È lo stesso avvocato Patalini ad aver consigliato a Valerio, “un ragazzo di 25 anni” come il legale sottolinea, di avvalersi della facoltà di non rispondere, “perché dopo questi giorni e una notte trascorsa in restrizione era veramente teso”.

Fiducia negli inquirenti Perentoria la risposta del legale alle domande della stampa su eventuali ammissioni: “Ma quali ammissioni? Restiamo fiduciosi che la costruzione accusatoria basata su una serie di indizi possa essere smentita anche dagli accertamenti tecnici irripetibili che in parte sono già stati svolti. Siamo disposti ad agevolare le indagini il più possibile perché convinti che emergerà l’estraneità dei Menenti”.

Luminol per le tracce Oggi sono stati avviati gli accertamenti tecnici irripetibili, alla presenza di tutte le parti, per rilevare eventuali tracce nei veicoli (auto, furgone e moto) sequestrati agli indagati. Dopo l’esecuzione della custodia cautelare in carcere, infatti, le indagini condotte dalla squadra mobile guidata da Marco Chiacchiera su coordinamento del pm Antonella Duchini vanno avanti. Da quanto trapela, il luminol ha reagito otto volte all’interno del furgone sequestrato e sono stati prelevati campioni da analizzare.
Servizio fotografico di Giancarlo Belfiore 

Corriere dell’ Umbria

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