omicidio_polizzi__i_menenti_chiedono_l_appelloPERUGIA Sarebbe stata del bisnonno di Valerio Menenti, che era membro della segreteria politica di Mussolini, la Beretta che ha ucciso Alessandro Polizzi. E’ quanto ha sostenuto il pm Dario Razzi nella seconda udienza per il processo d’appello a carico di Riccardo e Valerio Menenti già condannati rispettivamente all’ergastolo e a 27 anni di prigione per aver il primo, eseguito materialmente l’omicidio del ventiquattrenne di Ponte San Giovanni e il tentato omicidio della fidanzata Julia Tosti, ed il secondo per esserne stato il mandante. Per Razzi le condanne formulate con la sentenza di primo grado contro gli imputati sono da confermare. Così al termine di una lunga udienza, la seconda davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Giancarlo Massei, la pubblica accusa ha formulato la sua richiesta, poi sostenuta anche dalle parti civili. Poi il colpo di scena: Riccardo Menenti  chiede la parola: “Ero uscito fuori di testa, quando ho visto che mio figlio era stato picchiato e ho pensato che potesse morire, per questo ho fatto quello che ho fatto, ma la pistola non l’ho portata io. Non sono un mostro. Mio figlio con questa storia non c’entra niente. La responsabilità è soltanto mia”. Oggi nuova udienza nella quale parleranno le difese. Poi la camera di consiglio e l’attesa sentenza.

Corriere dell’ Umbria

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