Luca Rosi

Luca Rosi

Tre ergastoli per Iulian Ghiorghita, Dorel Gheorghita e Aurel Rosu. Venti anni per il “basista” Catalin Simionescu. Il giudice per l’udienza preliminare Lidia Brutti ha accolto in pieno le richieste dei pubblici ministeri Antonella Duchini, Giuseppe Petrazzini e Mario Formisano nel processo per la morte di Luca Rosi, avvenuta nel corso di una rapina nella villa di famiglia a Ramazzano il 2 marzo 2012.

La drammatica rapina Il dramma si era consumato di sera, quando Luca si trovava con la fidanzata a casa dei genitori. E, proprio per difendere la sua donna da un potenziale tentativo di violenza, non ci aveva pensato due volte ad accennare una reazione. Allora uno dei rumeni, Iulian, aveva fatto fuoco senza pietà.

Familiari “soddisfatti” Nessuna sentenza riuscirà a cancellare il dolore della perdita che accomuna i genitori della vittima, Bruno e Ilvana, la sorella Maria Grazia e la fidanzata Mary, apparsi sempre molto provati al processo e anche nell’udienza odierna. Ma la “giustizia giusta” che sempre hanno chiesto, nella loro ottica, è arrivata. “L’incubo non è finito, perché Luca non tornerà mai – hanno detto una volta appresa la decisione del giudice – ma giustizia è stata fatta e tutta la città ci è stata molto vicino”. L’avvocato Tascini, legale dei Rosi, ha anche sottolineato che “stavolta la giustizia ha avuto anche tempi rapidi”.

Gli sforzi delle difese L’avvocato Alessandro Ricci, per Iulian Ghiorghita, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, aveva chiesto al giudice per l’udienza preliminare Livia Brutti di non riconoscere le aggravanti dei motivi abbietti, dell’aver commesso il delitto durante una rapina in abitazione e della crudeltà. Aveva chiesto l’assoluzione per Dorel Gheorghita, l’avvocato Michele Maria Amici perché, a suo dire, “non era armato, non ha sparato”. Ma il gup ha ragionato diversamente. Ora i difensori di tutti gli indagati restano in attesa delle motivazioni.

 Corriere dell’ Umbria

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