182738 ROMNon solo lo ius soli. Per Cécile Kyenge l’integrazione passa anche nell’abolizione dei campi nomadi.

Ieri, infatti, ha incontrato i rappresentanti delle comunità rom e sinti di Torino, il sindaco Piero Fassino e i suoi assessori per affrontare quella che è una vera e propria emergenza nel capoluogo piemontese, che conta oltre 4mila presenze in 13 campi (di cui 9 abusivi).

“Nei prossimi giorni avvieremo un percorso che faremo insieme alle istituzioni e alle comunità. L’obiettivo è l’integrazione e l’accompagnamento verso l’uscita dai campi“, ha promesso il ministro ricordando che “Non bisogna criminalizzare un’etnia, ma occorre giudicare la singola persona e il crimine. Dipende da che opportunità si danno alle persone perché integrazione vuol dire dare opportunità”.

Una battaglia quella contro i campi rom che ha come obiettivo anche quello di “combattere il degrado”, come la stessa Kyenge ha ribadito durante un incontro della Cgil a Serravalle Pistoiese: “Quando sento parlare di Saluzzo o di Rosarno, quando sento parlare di questi luoghi dove vivono i deboli, dove vivono le persone ricattabili, so che alla base c’è proprio il degrado, che dobbiamo imparare a combattere, la debolezza delle persone legate alla loro condizione, non solo economica, ma anche burocratica”, ha aggiunto, “Le persone diventano deboli e ricattabili quando la loro identità non è ben protetta. Noi dobbiamo dare loro l’identità. È il lavoro che sto portando avanti, spero con il sostegno del territorio, dei sindacati, ma anche della Caritas Migrantes, che è un elemento molto utile, perchè mi permette di leggere bene, interpretare le statistiche e fare un’analisi approfondita, per dare delle risposte che non debbono essere superficiali“.

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