Spending review:Saccomanni,riunione Comitato cadenza mensileSpa, srl, holding, società consortili. Il ginepraio di sigle dietro cui si nascondono, come in un gioco di scatole cinesi, quelle macchine mangiasoldi che spesso sono le società partecipate, è una «giungla», per dirla con l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

E a spulciare i dati del Cerved quello che salta agli occhi sono le cifre. Specie quelle, precedute dal segno «meno», che riguardano i bilanci (aggiornati al 2013, ndr ) delle 1.233 società con zero dipendenti e che però fagocitano, di anno in anno, denaro di Regioni, Comuni, e anche fu Province. Un pozzo senza fondo. Si va dai meno 123 milioni di euro della lombarda «Energia italiana spa» (che si occupa di attività delle holding impegnate nelle attività gestionali) ai meno 81.379 euro della Matilde di Canossa srl di Reggio Emilia, specializzata in «pubbliche relazioni e comunicazione, al 173° posto nella classifica Cerved tra le società che hanno chiuso in perdita il 2013 e che non hanno dipendenti, ma con una storia tutta da raccontare.

Una storia che comincia 20 anni fa, nel 1994, quando nasce la Matilde di Canossa spa. Obiettivo, la promozione turistica dei territori «matildici» dell’Emilia Romagna, e soprattutto dello splendido complesso conventuale di Montefalcone, nato intorno all’anno Mille, importante enclave francescana prima poi passata ai gesuiti, in declino dai primi del ‘900. Nel ’94 arriva appunto la Matilde di Canossa spa, 50,2 per cento Provincia di Reggio Emilia, il resto a pezzi gli altri comuni della zona. Restaurato il convento, dunque? Neanche per idea. La società partecipata fa alcuni lavori, che si fermano nel 2007. E poi? È un susseguirsi di idee e progetti sulla destinazione. Più di recente, è una catena di bilanci che si chiudono inesorabilmente in rosso. Nel 2013 la svolta. Debiti azzerati? Convento finalmente restaurato? No, niente del genere. A moltiplicarsi è solo lo spreco, con lo sdoppiamento della società, in due: di qua la Matilde di Canossa srl, con generici compiti di promozione del territorio; di là la nuova di zecca Montefalcone srl, società pubblica per finalizzata ad «acquisizione, conservazione, ristrutturazione, valorizzazione, vendita e locazione di immobili di interesse storico, artistico, culturale, paesaggistico», partecipata all’82,5 per cento dalla Provincia di Reggio Emilia e per il resto dai Comuni di Quattro Castella, San Polo, e Bibbiano. La società nasce già indebitata. Infatti chiude il 2013 con una perdita di meno 25 milioni. Morale? Doppia società e doppio spreco, visto che entrambe sono in perdita. Unico resta l’amministratore, compenso di 10mila euro. Per ogni società

Una storia. Una delle tante storie di ordinario spreco che il mondo delle società partecipate offre. Da Reggio Emilia a Jesi, nelle Marche, dove è nell’occhio del ciclone la ProgettoJesi, la società che si occupa della cartolarizzazione del patrimonio comunale da anni al centro di polemiche – sin dal 2006 i grillini hanno presentato atti ispettivi mettendone in dubbio l’utilità – che chiude in perdita – meno 364mila euro nel 2012, l’ultimo dato disponibile – ma resta in piedi. Come i suoi amministratori, un presidente e due consiglieri, come evidenziano i dati raccolti dai parlamentari di Scelta civica, che con il deputato Andrea Mazziotti propongono di inserire in legge di Stabilità una norma capestro: chiudere o accorpare le partecipate con meno di dieci dipendenti o con fatturato inferiore a 100mila euro.

Tra i settori di operatività più spreconi, quello delle Pubbliche relazioni e comunicazioni. Sono oltre 220 – sessanta delle quali senza nemmeno un dipendente – le società che si occupano della materia. E di queste 56 sono in perdita, 22 in pareggio, soltanto 11 fanno più di 10mila euro di utile. Le perdite più consistenti, in generale, i riguardano le società che si occupano di rifiuti, acqua, trasporti. E poi le fiere, la convegnistica, la promozione di prodotti locali. Una perdita generalizzata. Per tutti. Ad eccezione di presidenti, consiglieri di amministrazioni, collegi sindacali. Per un poltronificio che – vedi il flop dei tentativi di ridimensionamento – è sempre florido e in attivo.

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